Mondo e ONU

 

 

Sorella Cecile Meijer ci comunica il nuovo sito internet della

nostra ONG all'ONU.

 

 Onu_1190265333

 

http://sacredheartattheun.org pour l’anglais

http://sacrecoeuralonu.org pour le français

http://sagradocorazonenlaonu.org pour l’espagol.

 

vi invito a sfruttarlo perchè è molto interessante

 


voto

 

 

 

Ai referendum  

di domenica 12  

e lunedì 13 giugno  

vota SI



nucleare

 

                                            1- Vota SI per dire NO AL NUCLEARE.

 

 

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    2 - Vota SI per dire NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA.   

 

 

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                                3 - Vota SI per dire NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO.

 

 

 

Secondo legge potevano essere svolti tra il 15 aprile e il 15 giugno, ma i referendum abrogativi sono stati infine fissati per il 12 e 13 giugno, quindi senza unire il voto con le elezioni amministrative del 15–16 maggio. Tale scelta è stata criticata quale enorme spreco di denaro pubblico e come tentativo di non far raggiungere il quorum ai referendum. Un tentativo di boicottaggio. Infatti se non andranno a votare il 50% + 1 degli aventi diritto i referendum non saranno validi. Il Ministro degli Interni Roberto Maroni (della Lega di «Roma ladrona») ha scelto per la divisione delle due consultazioni. Di fatto questa decisione costerà alle casse dello stato, come evidenziano alcune stime riportate dalla stampa, uno spreco di 400 milioni di euro in più rispetto ad un ipotetico accorpamento delle elezioni amministrative col referendum

 

RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM... perchè non si faranno passare gli spot nè in Rai nè a Mediaset.

Sapete perché? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per l'attuale governo, ma stupendo per tutti i cittadini italiani:

 

1 - Se passa il SI per dire NO AL NUCLEARE, NON POTRANNO PIU' ARRICCHIRSI GLI IMPRENDITORI-AMICI CON I NOSTRI SOLDI E LA NOSTRA SALUTE.

 

 

2 - Se passa il SI per dire NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA,  NON POTRANNO ARRICHIRSI GLI IMPRENDITORI-AMICI LUCRANDO SU UN BENE DI PRIMA NECESSITA'.

 

3 - Se passa il SI per dire NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO, BERLUSCONI NON POTRA' PIU' DIRE CHE HA LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI DALLA SUA PARTE E DOVRA' DIMETTERSI.

 

Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E' necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone. Secondo la propaganda di "regime" le cose devono andare a finire così:

 

1 - I cittadini si informano attraverso la Tv.

 

2 - Le Tv appartengono a Berlusconi.

 

3 - Berlusconi, per i motivi sopra indicati, non vuole che il referendum passi.

 

4 - Il referendum non sarà pubblicizzato in TV.

 

5 - I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12-13 giugno.

 

6 - I cittadini, non andranno a votare il referendum.

 

7 - Berlusconi sarà contento, farà arricchire i suoi amici, si arricchirà, resterà al suo posto.

 

8 - I cittadini, continueranno a prenderla ....

 

Vuoi che le cose non vadano a finire cosi?

 

Passaparola

Francesca

 

 

nucleare

Tratto da un articolo di Doriana Goracci su Reset

 

 

Ieri mi sono imbattuta in un video che ho passato su Facebook: Allarme nucleare di Gianni Lannes. Risale al 28 novembre una nota sul giornalista:  “Gianni Lannes è un giornalista che fa nomi e cognomi. A giugno ha aperto un giornale online di informazione, con sede a Orta Nova, in provincia di Foggia. Ha subito minacce e tre attentati: il 29 giugno, a due settimane dall’apertura, la prima lettera di minacce. Poi, a inizio luglio, un’esplosione fa saltare in aria la sua automobile. Il 23 luglio vengono manomessi i freni della sua nuova auto.  I primi di novembre, ancora, un attentato incendiario gli distrugge l’ennesima Kawamata-controllo-medico-contro-le-radiazioni-nucleari_o_ahautomobile.” Il video spiega: ” Gianni Lannes è stato a Caorso, nella più importante centrale nucleare e qui ha scoperto entrando di nascosto, senza autorizzazione, che il governo Berlusconi ha affidato lo smantellamento delle centrali nucleari alla ndrangheta, che sta dietro una società che si chiama Ecoge che ha sede a Genova. Questa società carica i rifiuti nucleari in dei container che da Caorso vanno a Genova e poi a La Spezia, in attesa di navi su cui caricarli e verranno affondate. La Stampa ha impedito a Lannes di pubblicare l’inchiesta e nessun altro giornale l’ha voluta questa inchiesta.” E rimanda a un’altra inchiesta con altro video girato a Lamezia Terme a gennaio 2010 Gianni Lannes – Navi dei Veleni: La Video-Inchiesta – parte 1
Gianni Lannes, si legge anche che è “…un giornalista e fotografo italiano investigativo, freelance, direttore dal giugno del 2009 del giornale online Italiaterranostra.it. Lavorando sia in Italia che all’estero, si è occupato di controinformazione con inchieste riguardanti traffico d’armi, di esseri umani, di rifiuti tossici e scorie nucleare_controlli_radiazioni_giappone_getty_04radioattive, di ecomafie.

Attualmente collabora con La Stampa[3] e la RAI Radiotelevisione italiana. Ha lavorato nei settimanali Avvenimenti, L'Espresso, Panorama, Famiglia Cristiana, Io Donna, D La Repubblica delle donne, Il Venerdì di Repubblica, Diario. Ha scritto inoltre per i mensili Airone, La Nuova Ecologia, Medicina Democratica.

La Stampa lo ha “congelato”: lo paga ma non lo fa lavorare.

 

 

Morti in Cisgiordania collegate a reattore israelianodimona

Ogg: [lisistrata] Morti in Cisgiordania collegate a reattore israeliano
<http://www.infopal.it/leggi.php?id=17254> - Scritto il 2011-01-20 in News

*Press Tv <http://www.presstv.ir/detail/160945.html>. * Un critico aumento dei casi di cancro, sterilità e nascite anormali nel sud della Cisgiordania è stato imputato alla dispersione di uranio dell'impianto nucleare di Dimona.

Scienziati internazionali stanno ora investigando le anomalie in questione per scoprirne le cause. Il villaggio più colpito è quello di Avaria, un centro di 35.000 abitanti.

“Durante gli ultimi vent'anni, si è avuto un netto aumento di disordini della tiroide, problemi di sterilità, nascite anomale e casi di cancro” ha confidato in un'intervista a "PressTv", Mahmud Sa'ada, uno dei 10.000 membri di "Medici internazionali per la prevenzione della guerra nucleare".

“Uno di questi casi ha coinvolto un 15 enne, che ha sviluppato un cancro al cuore. Si tratta di una malattia che colpisce una persona su 100 milioni, per cui è estremamente rara. Il malato è deceduto di recente”.

Con l'aiuto dell'Università di al-Khalil (Hebron), il gruppo di medici ha studiato i possibili impatti del reattore israeliano di Dimona, situato nel deserto del Negev, a 30 km dal villaggio.

“L'anno scorso – racconta il governatore della provincia Kamel Hamed – uccidemmo più di 2.000 cani nella regione: non si comportavano normalmente, ed erano straordinariamente grandi e aggressivi (…) Non disponiamo delle tecnologie necessarie per indagare e non ci è permesso raggiungere le zone di confine. Per questo, abbiamo chiesto l'intervento delle organizzazioni internazionali”.

L'uranio rilevato nell'area dall'università di Hebron equivale a ben dieci volte la concentra-zione permessa, e valori superiori alla norma sono stati registrati anche per il torio e il cesio. Quest'ultimo è generalmente presente in grandi quantità solo nei luoghi dove si sono verificate esplosioni o attività nucleari, e in cinque villaggi dell'area la concentrazione è dalle dodici alle trenta volte superiore alla soglia prevista dalla legge.

“Le scorie nucleari dell'impianto di Dimona vengono sepolte in territorio palestinese, e in alcuni casi anche sotto le colonie israeliane: in un insediamento ebraico vicino si hanno almeno venti casi di cancro. Ma hanno troppa paura per parlare: ogni abitante riceve circa 20.000 dollari per restare in silenzio” afferma Sa'ada.

“Smaltendo in questo modo le scorie – ha quindi spiegato il medico –, Israele paga undici dollari a fusto, mentre gli costerebbe oltre 5.000 dollari a fusto se fossero inviate legalmente in paesi come la Mauritania o la Somalia”.

È stato inoltre osservato che l'area circostante ospita ormai un sistema ecologico sbilanciato, dove rettili e piante sono quasi scomparsi, rimpiazzati da un gran numero di scarafaggi, scorpioni ed altri animali noti per resistere alle radiazioni.

D'altra parte, è convinzione comune che il governo israeliano sia pienamente consapevole della situazione, dal momento che nel 2004 distribuì ai nomadi del deserto delle pillole contro le radiazioni.

Proprio fuori dall'impianto di Dimona, nel 1986, lo scienziato nucleare e autore di campagne d'informazioni Mordechai Vanunu rivelò al mondo che Israele possedeva dei segreti programmi di sviluppo delle armi nucleari.

Per decenni, la comunità internazionale ha chiuso un occhio di fronte al problema, ma gli scienziati temono ora che il programma israeliano rischi di creare una seconda catastrofe di Chernobyl. Ciononostante, Israele rifiuta di lasciar ispezionare l'impianto agli inviati dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea).

Il reattore nucleare è ormai molto vecchio (risale a 48 anni fa), e gli esperti avvertono che le perdite non riguardano solo i terreni israeliani o palestinesi, ma interessano anche la Giordania, la Siria, l'Egitto e persino la Libia.

 

 

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Napoli
 e la sua anima sotterranea

 

È il 1979 quando, nelle cavità sottostanti il palazzo napoletano dei Gradoni di Chiaia, divampa un incendio di segatura e rifiuti, fortunatamente domato dalla pronta azione dei vigili del fuoco. In seguito allo spegnimento delle fiamme si procede con operazioni di scavo che portano alla luce un antico rifugio antiaereo della capienza di 4000 persone! Da qui ha inizio la riscoperta del sottosuolo di Napoli, prende avvio la disciplina della speleologia urbana e nasce l'esigenza di fondare l'associazione LAES, finalizzata, in particolare, alla valorizzazione dell'acquedotto del Carmignano.

Al di sotto della città partenopea, a 40 metri di profondità, si colloca un'altra città fatta di pozzi, caverne, cunicoli strettissimi e cisterne, una realtà nascosta che occupa interamente la superficie del centro storico. Inestimabile il valore archeologico di questo sito compreso tra piazza san Gaetano e san Biagio dei Librai, che ha cambiato pelle diverse volte: i Greci sono i primi a trasformare la morfologia tufacea del territorio,

allestendo bacini sotterranei in grado di soddisfare il fabbisogno idrico della città, ricavando ambienti per la creazione di ipogei funerari e prelevando materiali tufacei. I Romani, poi, proseguono le opere di scavo durante il periodo augusteo, creando collegamenti per convogliare le acque del Serino, ed inoltre realizzano varie gallerie, tra cui la grotta di Cocceio e la grotta di Seiano.

Nel 1266, ancora, con l'avvento degli Angioini e a causa dell'espansione urbanistica della città, vengono edificati nuovi palazzi proprio al di sopra delle cave di materiali.

Nei secoli a seguire, che registrano ulteriori opere di edificazione, ricordiamo inoltre i lavori di scavo del tunnel borbonico, la realizzazione dell'acquedotto Carmignano e − balzando a pie' pari ai giorni nostri − l'utilizzazione delle gallerie come ricovero antiaereo durante la Seconda Guerra Mondiale. In tutta la città vengono allestiti 247 rifugi anticrollo e 368 in grotta. All'interno di questa città protetta non ci si limita a sopravvivere, ma si vive, escogitando prassi e modalità alternative delle pratiche sociali consuete: ad esempio − come testimonia l'iscrizione, posta all'esterno di una piccola caverna: "Anna e Renzo oggi sposi XX 9 1943" − si celebrano matrimoni.

La meraviglia della Napoli sotterranea è accessibile al pubblico: nell'ambito di una visita guidata di un'ora è possibile ammirare i graffiti murali che ci raccontano la storia e il costume di epoche passate, ma anche le emozìoni dei rifugiati nelle viscere cittadine… Tra gli angusti passaggi da percorrere a lume di candela citiamo in particolare la discesa di 140 gradini collocata al di sotto di piazza san Gaetano, presso la basilica di san Paolo Maggiore e in prossimità dell'acquedotto Serino, e il percorso di fuga privato dei Borboni. Trait d'union fra piazza del Plebiscito e piazza della Vittoria, questo passaggio consentiva di raggiungere in tempi brevissimi la Caserma Vittoria di via Morelli. Di notevole interesse, ancora, il Teatro Greco-Romano citato nelle lettere di Papino Stazio, che il sottosuolo custodiva in tutta la sua ampiezza.

Palcoscenico calcato anche da Nerone, il teatro è visibile, in superficie, nella presenza delle arcate situate in via Anticaglia, che rappresentano due strutture di rinforzo.

La Napoli sotterranea, caratterizzata da un altissimo tasso di umidità (pari al 90%) e alla temperatura costantemente assestata sui 17°, ha inoltre, da sempre, ispirato leggende e miti popolari − tra tutte, la più famosa sembra essere quella del "monaciello", ovvero lo spiritello di volta in volta maligno o benigno che seduceva la padrona di casa e che, spesso e volentieri, veniva colto in flagrante dal marito… Alle abitazioni partenopee, in realtà, aveva accesso il "pozzaro", avente funzione di prelevare l'acqua dalla cisterna sottostante e corrispondente attraverso un pozzo di collegamento. Il "pozzaro", che si calava nei cunicoli e si arrampicava nei pozzi, poteva così entrare indisturbato nelle abitazioni, da cui poi, se sorpreso dall'immancabile marito geloso della moglie fedifraga, fuggiva coprendosi con un mantello simile al saio dei frati − da qui, chiaramente, la denominazione di "monaciello"…

 

I biocarburanti incoraggiano la migrazione

 

Adam testimonia: “un giorno sono andato a lavorare ma ho realizzato che qualcun altro si trovava nella fattoria; in quel momento ho appreso che la mia terra era stata venduta! Da allora non sono più autorizzato a coltivare”. Mumud Alhassan Adam, 50 anni, padre di 5 figli, ha perso i suoi otto ettari di terreno nei quali coltivava mais e riso. Egli dichiara ancora “non c’è stata nessuna consultazione preliminare con noi! E non ho ricevuto alcun compenso da quando sono stato espulso!”

Come Adam, decine di agricoltori nel nord del Ghana sono stati costretti ad abbandonare le loro terre senza ricevere in cambio alcuna fonte di reddito perché una multinazionale aveva comprato le loro terre per coltivare del jatropha, una pianta alimentare i cui semi contengono olio utilizzato per produrre biocarburanti. Biofuel Africa Ltd ha acquistato più di 23.700 ettari di terre nel Ghana espellendo gli abitanti di 7 villaggi, tutti  agricoltori, nel distretto di Tamale.

            Non è il solo caso. In Tanzania, SEKAB, una firma svedese, si è insediata nella regione costiera. Un ufficio di consultazione svedese ha condotto uno studio sugli impatti da temere in prospettiva. Questo studio rilevava il rischio di sovra sfruttamento delle riserve d’acqua (soprattutto del fiume Wami che irriga una vasta regione agricola e forestale), lo sterminio, molto probabile, di specie rare di vegetali e animali, la perdita di risorse economiche, la disseminazione di malattie tra gli operai e lo spostamento forzato delle popolazioni rurali verso le baraccopoli delle città. Eppure questa indagine realista non ha fatto suonare nessun campanello d’ allarme! Il colmo è che, benché premiata a Bruxelles per le sue “pratiche durevoli”,  SEKAB dovrebbe bloccare alcune attività perché non conformi alle norme europee di durabilità.

            Per eludere la critica secondo cui si sottraggono le colture alimentari per produrre biocarburanti, alcune multinazionali sostituiscono queste ultime con colture non alimentari (p.es. il jatropha). Ora, investire a lungo termine in colture di cui non si possono riconvertire i prodotti per adattarli all’evoluzione del mercato e che, in alcuni casi, necessitano di un minimo di 5 anni prima di produrre la quantità minima necessaria per l’industria e/o per l’esportazione, comporta un rischio enorme al quale la maggior parte dei produttori africani non possono esporsi.

            Inoltre, è evidente che se il produttore attende una rendita da questa cultura, vi consacrerà le  terre migliori, le più fertili e le meglio irrigate, per aumentare la produttività. Quindi sposterà gli altri prodotti su terreni meno fertili oppure dissoderà altre terre o disboscherà. Ecco allora che il nostro agricoltore aumenterà le emissioni di gas a effetto serra per produrre i biocarburanti che invece dovrebbero ridurle. E’ l’effetto Cambiamento Indiretto di Utilizzo delle Terre e i nostri governi devono decidere oggi  se  tenerne conto o no nel calcolo dei benefici attesi dai biocarburanti.  A questo bisogna aggiungere che il nostro produttore avrà maggiore difficoltà a nutrirsi poiché la sua produzione alimentare è meno buona e non trova più alimenti né piante medicinali nella foresta e nella savana che ha distrutte. Inoltre, i prezzi dei cereali importati che potrebbe comprare in cambio non cessano di aumentare. Se a tutto ciò si aggiungono i crediti che deve rimborsare per l’acquisto di sementi o di piantine per i biocarburanti , tenendo conto che il prezzo di vendita della sua raccolta  è fissato dalla stessa ditta che gli ha fornito le piantine, si capisce subito che le rendite sono meno mirabolanti di quanto fatto prevedere, forse lo stesso produttore si troverà indebitato… il circolo vizioso non è finito: il cambiamento climatico riduce ancora la produttività di queste zone.

            A fianco a questi produttori, ci sono tutti gli altri agricoltori e più in generale la popolazione rurale che è espulsa dall’oggi al domani, senza preavviso, dalle proprie terre ed anche dai propri villaggi ed anche tutte quelle persone le cui terre non sono più irrigate perché l’acqua è stata deviata dalle grandi aziende.

            A tali condizioni, tutta questa popolazione non ha altra scelta che migrare verso le baraccopoli già sovrappopolate… oppure verso l’Europa. Numerose famiglie si indebitano per mandare un figlio in Europa perché vi lavori e guadagni un po’ di denaro da inviare alla propria famiglia. Fortunati quei villaggi africani che oggi sussistono grazie agli emigrati che li sostengono finanziariamente. Questo supporto è diventato una rendita indispensabile per poter continuare a vivere in campagna (o nelle baraccopoli) mentre le condizioni diventano sempre più difficili.

 

Dall’impatto ambientale, sociale, climatico dei biocarburanti si arriva all’impatto economico… mondiale delle migrazioni.

E’ arrivato il momento di aprire gli occhi sull’urgenza di reagire. E’ tempo che i nostri governi tengano seriamente conto  dell’insieme dei fattori economici dei carburanti detti “bio”.  

 

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