Chiesa

Ultimissima ora!!!

Visita di Papa Francesco a Palermo

 

il PapaNon si può credere in Dio ed essere mafiosi. Chi è mafioso non vive da cristiano, perché bestemmia con la vita il nome di Dio-amore. Oggi abbiamo bisogno di uomini e di donne di amore, non di uomini e donne di onore; di servizio, non di sopraffazione; di camminare insieme, non di rincorrere il potere". Lo ha affermato papa Francesco, tra gli applausi, durante la messa al Foro Italico, a Palermo. Sono 100 mila i fedeli presenti alla celebrazione Eucaristica.la folla

Papa Francesco ha pranzato nella sala mensa della missione "Speranza e carità", a Palermo, con il missionario laico Biagio Conte e padre Pino e assieme a 160 persone radunate attorno ai tavoli: poveri, migranti, ex detenuti, volontari. A fianco al Papa era seduto un disabile. Il menu prevedeva fettine di pane con l'olio, olive condite, formaggio a tocchetti, caponata, poi insalata di riso, tabulè, per secondo petto di pollo panato alla siciliana, insalata mista, sorbetto di limone, pasticcini e cannolicchi Gli uomini dell'Anps (Associazione nazionale polizia di Stato) hanno consegnato alle persone in attesa del Pontefice un cappellino bianco Antonella e Mariacon l'immagine del Papa e la scritta "Mi fermo a casa tua" realizzati dalla Missione."Che l'esempio di Don Pino faccia nascere tante vocazioni". Maria e suoreSono le parole scritte da Papa Francesco nel quaderno dei ricordi che i volontari del Centro di Accoglienza Padre Nostro tengono nella casa museo dove abitava il Beato Padre Pino Puglisi, ucciso il 15 settembre 1993. I volontari hanno trovato il messaggio nel libro sistemato nella stanza un tempo era lo studio di Padre Puglisi. (ANSA).

CattedraleNel pomeriggio incontro in cattedrale con il clero ed i religiosi. 

Si è conclusa con l'incontro con i giovani al Politeama la visita del Papa a Palermo, cominciata questa mattina alle 10.40. Il Pontefice si è congedato scusandosi: "Voi siete in piedi e io vi ho parlato restando seduto. Scusatemi ma a quest'ora la caviglie mi fanno tanto male". Migliaia i ragazzi provenienti da tutta la Sicilia che lo hanno acclamato chiamandolo "Ciccio, Ciccio". Francesco dal palco ha risposto alle loro domande. Tanti gli argomenti toccati: dall'accoglienza alla solidarietà passando per l'importanza delle radici e dell'azione: "La vostra speranza è nelle vostre mani. Ognuno di voi può darsi la risposta. Cercate e troverete. Dove? Non sul telefonino! Lì le chiamate del Signore non arrivano. Non in televisione, dove il Signore non possiede alcun canale. Neanche nella musica assordante e nello sballo che intontisce".

Santa RosaliaPiccolo strappo al protocollo ieri per Papa Francesco, che ha voluto concludere la sua visita a Palermo con un omaggio alle vittime della strage di Capaci. Il Santo Padre, quando era sulla strada per l'aeroporto, ha voluto che l'auto si fermasse ai piedi della stele che ricorda il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo i tre uomini della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani uccisi il 23 maggio 1992. La sosta non era inserita nel programma ufficiale reso noto dal Vaticano.

Papa Francesco si è fermato in raccoglimento davanti alla stele per poi risalire in auto e raggiungere l'aeroporto. Un gesto giunto poche ore dopo l'accorato appello contro la criminalità organizzata pronunciato dal palco del Foro Italico: “Non si può credere in Dio ed essere mafiosi. Chi è mafioso non vive da cristiano, perché bestemmia con la vita il nome di Dio-amore. Convertitevi! Il sudario non ha delle tasche, non potrete portare niente con voi!”. 

Mentre Palermo torna alla normalità e migliaia di fedeli hanno ancora negli occhi le immagini dell'intesa giornata di ieri con la presenza di Papa Francesco, il Santo Padre si è rivolto ancora una volta ai siciliani. Lo ha fatto al termine dell'Angelus. "Ieri mi sono recato a Piazza Armerina e Palermo in occasione del 25esimo anniversario della morte del beato Pino Puglisi", ha detto chiedendo alla folla di piazza San Pietro un applauso per il sacerdote martire della mafia.”
"Ringrazio di cuore le Autorità civili ed ecclesiastiche e tutte le persone che hanno contribuito a rendere possibile questo viaggio. Ringrazio i bravi piloti dell’aereo e dell’elicottero. Ringrazio in particolare i cari vescovi Rosario Gisana e Corrado Lorefice per il loro eccellente servizio pastorale. Ringrazio i giovani, le famiglie e tutto il meraviglioso popolo di questa bellissima terra di Sicilia, per la loro calorosa accoglienza. L’esempio e la testimonianza di don Puglisi continuino ad illuminare tutti noi e a darci conferma che il bene è più forte del male, l’amore è più forte dell’odio. Il Signore benedica voi siciliani e la vostra terra! Un applauso ai siciliani!" (ANSA)

Fonti: ANSA e PalernoToday

Foto: Antonella Orlando, rscj

(in attesa che Antonella Orlando ci faccia pervenire una testimonianza di prima mano)

 

Consegnata una  MEDAGLIA WALLENBERG
all’arcivescovo di Palermo, Corrado LOREFICE
 
 
     In  segno di riconoscimento per "il suo impegno nel dialogo interreligioso" mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, è stato insignito della Medaglia “Raoul Wallenberg” che viene ogni anno assegnata dall’International Raoul Wallenberg Foundation. . La Fondazione porta il nome del diplomatico e filantropo svedese, Raoul Wallenberg, scomparso nel 1947, dopo aver salvato migliaia di ebrei nell’Ungheria occupata dai nazisti ed è impegnata ad infondere nei giovani quello spirito di solidarietà che animò il pensiero e la vita di tanti “uomini giusti” che si prodigarono per la salvezza e la difesa dei popoli perseguitati. L’allora arcivescovo di Buenos Aires, il card. Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco, è tra i membri onorari della Fondazione. Consegna medaglia          L'arcivescovo di  Palermo è stato indicato quale "esempio di riconciliazione e rispetto reciproco tra persone di diverse fedi", soprattutto per le sue scelte di accoglienza e amicizia nei confronti della comunità ebraica che risiede a Palermo. La cerimonia di consegna del prestigioso attestato a mons. Corrado Lorefice, si è svolta  giovedì 29 giugno 2017, alle ore 10 a palazzo Arcivescovile in via Matteo Bonello, 2 a Palermo.  Ha consegnato  la benemerenza il presidente della Fondazione, Eduardo Eurnekian. 

foto dopo consegna

 medaglia

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La Chiesa locale palermitana da anni intesse un vivo, leale e fraterno rapporto di dialogo e amicizia con gli ebrei di Palermo  e, a conferma e coronamento di questo cammino, lo stesso arcivescovo ha voluto, nei mesi scorsi, concedere in comodato d’uso alla Comunità ebraica la cappella dell’Oratorio Santa Maria del Sabato che diventerà sede un Centro culturale e cultuale  ebraico ma che , come ha precisatoEvelyne Aouate, presidente del Centro Studi Ebraici di Palermo, sarà aperto a tutti nello spirito del dialogo interreligioso  e sopratutto  nella condivisione delle comuni radici con i cristiani .
    Questa donazione, dopo cinque secoli dalla cacciata degli ebrei dalla Sicilia,  da molti è stata definita storica. Il rabbino Pierpaolo Punturello, che segue fedelmente e periodicamente la piccola comunità ebraica presente  a Palermo ed è anche rappresentante dell’associazione Shavei Israel, ha commentato con profonda gratitudine  questa donazione  come in qualche modo, ” un ritorno a casa”.
   Presente alla celebrazione anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando che ha ribadito il suo impegno personale e del Comune per aiutare la ristrutturazione dei locali dell’oratorio e poterli usufruire al più presto come luogo di incontro e dialogo per tutta la città.
 

Foto finale consegna medaglia

 
 
Mons Corrado Lorefice anche quest’anno  poi, il 14 luglio 2017 per la seconda volta, durante il Festino di Santa Rosalia, patrona della città di Palermo ha aperto le porte dell’Arcivescovado per invitare ed accogliere i rappresentanti di tutte le confessioni cristiane e delle diverse comunità religiose, presenti a Palermo, le autorità civili e consolari dei vari paesi. per un incontro di fraterna amicizia, a testimonianza dell’armonia, della pace, della solidarietà tra gli uomini a cui desidera contribuire insieme a tutti, considerati come  amici, anzi ‘padroni ed ospiti insieme’ perche dice “la casa dei cristiani deve essere la casa di tutti”.
   Quest'anno è stato presente a questo simpatico incontro di fraternità anche il Vescovo Emerito di Palermo, il Cardinale Salvatore De Giorgi, che vive a Roma al Vaticano e  al quale l'Arcivescovo Lorefice ha affidato il saluto di tutta la comunità cittadina palermitana da porgere a Papa Francesco.
 
 
14 luglio 2017
 
 L’iniziativa, accolta,  apprezzata e molto gradita  anche dai rappresentanti delle varie confessioni, dalle varie associazioni aperte all’ecumenismo e al dialogo interreligioso oltre che da tante sorelle e fratelli sensibili,   sarà  ormai un consuetudine annuale durante il Festino. come ha fatto ben sperare l’Arcivescovo Lorefice che preferisce essere chiamato da tutti, semplicemente, Don Corrado.
 
Se vuoi leggi :   Discorso di Don Corrado
 
 
                                                              sr. Antonella Orlando rscj
 

Conclusione del Giubileo

 

Domenica 13 novembre 2016,
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario
 Chiusura della Porta Santa nelle Basiliche di Roma
e nelle varie Diocesi della Chiesa.
 
giubileo nel mondo
 
 
Domenica 20 novembre 2016,
Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo
Chiusura della Porta Santa a San Pietro a Roma
 
porta santa

 

Il Giubileo volge così alla sua conclusione ma questa non è la fine di un pellegrinaggio nella Misericordia di Dio; è solo una tappa e, come ogni tappa, se segna la fine di un percorso ne inizia anche un ‘altro, quello di vivere e interiorizzare quanto ricevuto in quest’anno di Grazia del Signore e di opportunità di conversione e Salvezza.

Anche la chiusura della Porta Santa segna un momento importante e significativo al quale prepararci interiormente.

Ripercorriamo il cammino del giubileo, in una parrocchia a Roma, con la guida di Padre Vittorio Trani O.F.M., Provinciale della sua Congregazione e cappellano delle carceri di Regina Coeli.

 clicca su:  Il Giubileo della Misericordia - ppt

 

Donne nella  Chiesa

 

Diaconato femminile

 

“La Chiesa non può essere se stessa senza la donna” è un’affermazione di papa Francesco che fin dall’inizio del suo servizio apostolico e, diverse volte, ha ripreso, le istanze più profonde dell’universo femminile. In un recente incontro mondiale con circa 900 superiore generali di Istituti femminili, rispondendo ad alcune domande poste dalle religiose, una riguardava il ritorno al diaconato, in vigore, nella Chiesa, fino all’Anno Mille. Papa Francesco ha condiviso l’istanza di costituire una Commissione di studio sul diaconato femminile. Bisogna riconoscere che questa disponibilità è un segno di apertura e di corresponsabilità che papa Francesco esprime con la convinzione che la Chiesa debba avere più considerazione della presenza femminile all’interno di essa. E’ lecito porsi alcuni interrogativi: le diaconesse chi erano? Perché erano presenti nella Chiesa antica e poi il loro ruolo è scomparso? Oggi si potrebbe istituire nuovamente tale ministero?

Credo doveroso fare presente che nelle Sacre Scritture, in particolare, nelle Lettere di San Paolo, nel Canone 15 del Concilio di Calcedonia e poi nella 31.ma delle Novelle di Giustiniano, la figura del diaconato femminile è definita in modo chiaro e non discutibile storicamente. Ci sono diverse pubblicazioni, in particolare quella di Moira Scimmi Le antiche diaconesse nella storiografia del XX secolo . Problemi di metodo, pubblicato dalla Glossa nel 2004, affermano che è difficile sostenere dal punto di vista storico che le diaconesse non venissero ordinate nello stesso modo dei diaconi, che le donne non abbiano occupato ruoli di responsabilità, di direzione nella Chiesa.

E importante non confondere il diaconato attuale che precede l’ordinazione sacerdotale con il diaconato permanente che viene dato oggi a uomini sposati e non, ci riferiamo a questo per comprendere che non sono impedimenti perché venga ri-inserito il diaconato femminile. Inoltre è anche fondamentale per la comprensione considerare il contesto storico di cui parliamo: “Le donne diacono sono scomparse perché la società civile non concepiva ruoli di potere femminili”.

Giovanni Crisostomo, testimonia con le sue ben 17 lettere scritte alla sua diaconessa Olimpiade, che ella esercitava compiti di direzione nella Chiesa di Costantinopoli mentre lui, Crisostomo, era in esilio. Non solo, la novella 31 di Giustiniano, parla di 40 diaconesse, inserite nella Chiesa principale Santa Sofia, accanto a 100 diaconi e 60 presbiteri. E’ storia documentata!

Giudicare la situazione attuale della donna nella Chiesa senza andare alle origini è un cattivo servizio alla verità. Gesù ha rotto gli schemi del suo tempo, in cui la donna non era considerata. Il messaggio del Vangelo è chiaro, riconosce alle donne un ruolo nelle comunità cristiane e che la società invece negava. La Chiesa delle origini erano chiese domestiche, familiari nelle quali era fondamentale il ruolo delle donne. Il diaconato femminile è scomparso poco per volta per motivi culturali. Ben venga quindi una commissione di studio che restituisca alle donne credenti, non solo ruoli di responsabilità, ma prima di tutto la dignità del suo essere femminile, del suo esserci, delle sue capacità culturali, spirituali. Riconoscere la sua presenza richiede un serio esame di coscienza di cosa significhi anche il presbiterato, la ministerialità.

Le donne sono presenti, sono preparate, non c’è alcun ostacolo teologico per il diaconato femminile ma ancor prima di esso è urgente riconoscerle nella loro preziosità e lavoro che portano avanti con dedizione e competenza.

Basta parlare di “genio femminile” o pubblicare documenti bellissimi. Serve che le donne, le religiose, le laiche vengano coinvolte nella conduzione e nelle decisioni della vita della Chiesa, con pari dignità.

Fernanda Di Monte, fsp. giornalista
e presidente dell'Associazione Comunicazione e CulturaPaoline ONLUS

ecumenismo  
  La presenza del nuovo Arcivescovo
 Don Corrado Lorefice sta segnando una svolta nel cammino dell'Ecumenismo  e del Dialogo interreligioso nella Diocesi di Palermo. Particolarmente attento e sensibile all'incontro umano e fraterno con i fratelli e le sorelle di tutte le confessioni cristiane, già al suo primo messaggio, il giorno dell'Ordinazione Episcopale e dell'insediamento, aveva detto: "  E poi un ‘grazie’ sentito anche a voi, rappresentanti delle altre confessioni cristiane, della comunità ebraica e della comunità islamica che con squisito (e da me graditissimo) pensiero avete scelto di essere qui in questo giorno: a dirmi la vostra vicinanza, a darmi la vostrapreghiera. Il dialogo con tutti voi sarà fondamentale per me in questi anni avvenire: sarà un’urgenza e una gioia."  I suoi  gesti confermano quanto promesso.

 E i fratelli e  sorelle delle altre chiese cristiane presenti a Palermo, e da anni in cammino di dialogo, hanno colto e accolto il suo sincero desiderio e volontà di accoglienza e fraternità  e stanno rispondendo con molto slancio ed entsusiamo al suo approccio spontaneo e caloroso. Quasi sempre presente alle celebrazioni ufficiali e alle iniziative dell'UPEDI (Ufficio Diocesano per l'ecumenismo e dialogo interreligioso) sta cercando di coltivare anche relazioni personali con i vari pastori o responsabili di chiese tanto da ricevere da loro inviti ufficiali non solo ad incontri ecumenci ma alle loro stesse celebrazioni di culto. Ha iniziato la Chiesa Anglicana della Santa Croce con lo storico incontro del il 10 aprile, invitando l'Arcivescovo a pronunciare il sermone per la prima volta nella storia, all'interno del loro culto domenicale. Don Corrado Lorefice è stato accolto con grande calore dal  vicario della Chiesa Santa Croce della Diocesi di Gibilterra, padre Russell G. Ruffino, che essendo americano, ma oriundo siciliano, ha ricordato con grande entusiasmo la  loro comune origine dalla provincia di Ragusa. L'incontro è stato contrasseganto da grande amicizia e affetto da  padre Russel e da  tutta la comunità anglicana a cui si sono uniti alcuni rappresentanti di altre comunità cristiane e vari operatori pastorali di ecumenismo in diocesi e di vari movimenti cattolici.

Abbraccio fra Padre Russell e il Vescovo Don Corrado
sermone nella Chiesa Anglicana
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
presso gli Anglicani
 
la comunità anglicana
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 E stata poi la volta della Chiesa Valdese che per l'8 maggio ha invitato il  Vescovo cattolico nella  Chiesa di via Spezio, accolto dal pastore Peter Ciaccio, dai rappresentati del concistoro Luana Maiorana, Ha presieduto la liturgia il pastore TimTen Clay e hanno predicato l'Arcivescovo Corradoe il pastore Peter Ciaccio.  Presente tra i fedeli  e i vari operatori pastorali dell'ecumenismo anche il sindaco Leoluca Orlando. Anche qui l'accoglienza è stata molto calorosa e fraterna, ravvivata dalla presenza di parecchi fratelli e sorella Ganesi che hanno donato anche con i loro vivaci canti una nota di interculturalità e internazionalità.
abbraccio con pastorte metodista
 Don Corrado e pastore Peter 2
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
con i ganesi e il sindaco di PalermoSermone Chiesa valdese
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
riceve  dono della croce ugonottacanta con i pastori
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
in mezzo ai ganesi valdesiVescovo con bimba
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L'indomani, il 9 maggio un altro incontro ecumenico nella Chiesa della riconciliazione ha riunito sorelle e fratelli di varie chiese cristiane nella Chiesa Evangelica della Riconciliazione per pregare insiem lo Spirito Santo in preparazione alla grande Festa della Pentecoste e Don Corrado ha voluto condividere anche  questo momento con un caloroso saluto e molta semplicità fraterna.
 
alla chiesa della Riconciliazione
col pastore Adragna
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
 L'ecumensimo è in cammino ormai da più di vent'anni a Palermo e con Don Corrado Vescovo e Papa Francesco camminerà ancora più alacremente.....!
 
 

giubileo 0

Papa Francesco, Messaggio per la Quaresima.

1. Maria, icona di una Chiesa che evangelizza perché evangelizzata
Nella Bolla d’indizione del Giubileo ho rivolto l’invito affinché «la Quaresima di quest’anno giubilare sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio» (Misericordiae Vultus, 17). Con il richiamo all’ascolto della Parola di Dio ed all’iniziativa «24 ore per il Signore» ho voluto sottolineare il primato dell’ascolto orante della Parola, in specie quella profetica. La misericordia di Dio è infatti un annuncio al mondo: ma di tale annuncio ogni cristiano è chiamato a fare esperienza in prima persona. E’ per questo che nel tempo della Quaresima invierò i Missionari della Misericordia perché siano per tutti un segno concreto della vicinanza e del perdono di Dio.

Per aver accolto la Buona Notizia a lei rivolta dall’arcangelo Gabriele, Maria, nel Magnificat, canta profeticamente la misericordia con cui Dio l’ha prescelta. La Vergine di Nazaret, promessa sposa di Giuseppe, diventa così l’icona perfetta della Chiesa che evangelizza perché è stata ed è continuamente evangelizzata per opera dello Spirito Santo, che ha fecondato il suo grembo verginale. Nella tradizione profetica, la misericordia ha infatti strettamente a che fare, già a livello etimologico, proprio con le viscere materne (rahamim) e anche con una bontà generosa, fedele e compassionevole (hesed), che si esercita all’interno delle relazioni coniugali e parentali.

2. L’alleanza di Dio con gli uomini: una storia di misericordia
Il mistero della misericordia divina si svela nel corso della storia dell’alleanza tra Dio e il suo popolo Israele. Dio, infatti, si mostra sempre ricco di misericordia, pronto in ogni circostanza a riversare sul suo popolo una tenerezza e una compassione viscerali, soprattutto nei momenti più drammatici quando l’infedeltà spezza il legame del Patto e l’alleanza richiede di essere ratificata in modo più stabile nella giustizia e nella verità. Siamo qui di fronte ad un vero e proprio dramma d’amore, nel quale Dio gioca il ruolo di padre e di marito tradito, mentre Israele gioca quello di figlio/figlia e di sposa infedeli. Sono proprio le immagini familiari – come nel caso di Osea (cfr Os 1-2) – ad esprimere fino a che punto Dio voglia legarsi al suo popolo.

Questo dramma d’amore raggiunge il suo vertice nel Figlio fatto uomo. In Lui Dio riversa la sua misericordia senza limiti fino al punto da farne la «Misericordia incarnata» (Misericordiae Vultus, 8). In quanto uomo, Gesù di Nazaret è infatti figlio di Israele a tutti gli effetti. E lo è al punto da incarnare quel perfetto ascolto di Dio richiesto ad ogni ebreo dallo Shemà, ancora oggi cuore dell’alleanza di Dio con Israele: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6,4-5). Il Figlio di Dio è lo Sposo che fa di tutto per guadagnare l’amore della sua Sposa, alla quale lo lega il suo amore incondizionato che diventa visibile nelle nozze eterne con lei.

Questo è il cuore pulsante del kerygma apostolico, nel quale la misericordia divina ha un posto centrale e fondamentale. Esso è «la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 36), quel primo annuncio che «si deve sempre tornare ad ascoltare in modi diversi e che si deve sempre tornare ad annunciare durante la catechesi» (ibid., 164). La Misericordia allora «esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere» (Misericordiae Vultus, 21), ristabilendo proprio così la relazione con Lui. E in Gesù crocifisso Dio arriva fino a voler raggiungere il peccatore nella sua più estrema lontananza, proprio là dove egli si è perduto ed allontanato da Lui. E questo lo fa nella speranza di poter così finalmente intenerire il cuore indurito della sua Sposa.

3. Le opere di misericordia
La misericordia di Dio trasforma il cuore dell’uomo e gli fa sperimentare un amore fedele e così lo rende a sua volta capace di misericordia. È un miracolo sempre nuovo che la misericordia divina si possa irradiare nella vita di ciascuno di noi, motivandoci all’amore del prossimo e animando quelle che la tradizione della Chiesa chiama le opere di misericordia corporale e spirituale. Esse ci ricordano che la nostra fede si traduce in atti concreti e quotidiani, destinati ad aiutare il nostro prossimo nel corpo e nello spirito e sui quali saremo giudicati: nutrirlo, visitarlo, confortarlo, educarlo. Perciò ho auspicato «che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporali e spirituali. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina» (ibid., 15). Nel povero, infatti, la carne di Cristo «diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga... per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura» (ibid.). Inaudito e scandaloso mistero del prolungarsi nella storia della sofferenza dell’Agnello Innocente, roveto ardente di amore gratuito davanti al quale ci si può come Mosè solo togliere i sandali (cfr Es 3,5); ancor più quando il povero è il fratello o la sorella in Cristo che soffrono a causa della loro fede.

Davanti a questo amore forte come la morte (cfr Ct 8,6), il povero più misero si rivela essere colui che non accetta di riconoscersi tale. Crede di essere ricco, ma è in realtà il più povero tra i poveri. Egli è tale perché schiavo del peccato, che lo spinge ad utilizzare ricchezza e potere non per servire Dio e gli altri, ma per soffocare in sé la profonda consapevolezza di essere anch’egli null’altro che un povero mendicante. E tanto maggiore è il potere e la ricchezza a sua disposizione, tanto maggiore può diventare quest’accecamento menzognero. Esso arriva al punto da neppure voler vedere il povero Lazzaro che mendica alla porta della sua casa (cfr Lc 16,20-21), il quale è figura del Cristo che nei poveri mendica la nostra conversione. Lazzaro è la possibilità di conversione che Dio ci offre e che forse non vediamo. E quest’accecamento si accompagna ad un superbo delirio di onnipotenza, in cui risuona sinistramente quel demoniaco «sarete come Dio» (Gen 3,5) che è la radice di ogni peccato. Tale delirio può assumere anche forme sociali e politiche, come hanno mostrato i totalitarismi del XX secolo, e come mostrano oggi le ideologie del pensiero unico e della tecnoscienza, che pretendono di rendere Dio irrilevante e di ridurre l’uomo a massa da strumentalizzare. E possono attualmente mostrarlo anche le strutture di peccato collegate ad un modello di falso sviluppo fondato sull’idolatria del denaro, che rende indifferenti al destino dei poveri le persone e le società più ricche, che chiudono loro le porte, rifiutandosi persino di vederli.

Per tutti, la Quaresima di questo Anno Giubilare è dunque un tempo favorevole per poter finalmente uscire dalla propria alienazione esistenziale grazie all’ascolto della Parola e alle opere di misericordia. Se mediante quelle corporali tocchiamo la carne del Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti, alloggiati, visitati, quelle spirituali – consigliare, insegnare, perdonare, ammonire, pregare – toccano più direttamente il nostro essere peccatori. Le opere corporali e quelle spirituali non vanno perciò mai separate. È infatti proprio toccando nel misero la carne di Gesù crocifisso che il peccatore può ricevere in dono la consapevolezza di essere egli stesso un povero mendicante. Attraverso questa strada anche i “superbi”, i “potenti” e i “ricchi” di cui parla il Magnificat hanno la possibilità di accorgersi di essere immeritatamente amati dal Crocifisso, morto e risorto anche per loro. Solo in questo amore c’è la risposta a quella sete di felicità e di amore infiniti che l’uomo si illude di poter colmare mediante gli idoli del sapere, del potere e del possedere. Ma resta sempre il pericolo che, a causa di una sempre più ermetica chiusura a Cristo, che nel povero continua a bussare alla porta del loro cuore, i superbi, i ricchi ed i potenti finiscano per condannarsi da sé a sprofondare in quell’eterno abisso di solitudine che è l’inferno. Ecco perciò nuovamente risuonare per loro, come per tutti noi, le accorate parole di Abramo: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro» (Lc 16,29). Quest’ascolto operoso ci preparerà nel modo migliore a festeggiare la definitiva vittoria sul peccato e sulla morte dello Sposo ormai risorto, che desidera purificare la sua promessa Sposa, nell’attesa della sua venuta.

Non perdiamo questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione! Lo chiediamo per l’intercessione materna della Vergine Maria, che per prima, di fronte alla grandezza della misericordia divina a lei donata gratuitamente, ha riconosciuto la propria piccolezza (cfr Lc 1,48), riconoscendosi come l’umile serva del Signore (cfr Lc 1,38).

 

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