Donne "luminose"

 

 

 

L’eredità di Filippinafillippna 5

 

 

Filippina scrisse un giorno a Sofia: “porto sempre nel mio cuore un gran timore di rovinare tutto dovunque io mi trovi e questo per alcune parole che mi sembra udire nel profondo del mio cuore: “sei destinata a darmi gloria non con i successi, ma con i tuoi fallimenti”.firma Filippina

 

E di fatto sperimentò molti fallimenti, ma per la forza del suo spirito missionario, la Società del Sacro Cuore si diffuse in tutto il mondo.

Grazie alla sua lealtà verso Maddalena Sofia Barat, la Società continuò ad essere un’unica Congregazione e l’internazionalità è una delle sue caratteristiche fondamentali.

downloadOggi le Religiose del Sacro Cuore servono in 41 paesi. Con lo spirito di Filippina, queste educatrici preparano i giovani al presente e al futuro; vanno sediaa cercare i più poveri e quanti non hanno voce nella nostra società. Ogni frontiera, ogni periferia, che affrontiamo, reclama pionieri che abbiano il coraggio di seguire la chiamata di Dio e la sapienza di pregare sempre.

Santa Rosa Filippina Duchesne morì il 18 novembre 1852 all’età di 83 anni nella sua stanzetta a St, Charles e fu sepolta nel piccolo cimitero del Convento.

La canonizzazione per acclamazione è scomparsa dall’uso della Chiesa cattolica, ma la testimonianza dei contemporanei è parte essenziale delle prove richieste dalla Chiesa nel processo volto a determinare l’eroicità delle virtù di colui/colei la cui causa è all’esame della Congregazione dei Santi.

49ritagliobisPochi giorni dopo la morte della Madre Duchesne, Madre Anna du Rousier scriveva da St. Louis:

“Qui tutti abbiamo la certezza di aver perso una santa. Il clero, e in particolare l’Arcivescovo, ne parlano con la più grande ammirazione. Mons. Kenrick ha dichiarato che aveva l’anima più nobile e virtuosa che lui abbia mai conosciuto. Il Padre de Smet dice che già durante la sua vita era degna di canonizzazione. Le nostre case d’America le devono tutto. Ci ha aperto la strada senza far conto delle infinite fatiche e privazioni. Ritendo di agire secondo il desiderio della nostra Madre generale sollecitando per lei i suffragi prescritti nella nostra Società per un Superiora Vicaria. È un omaggio di gratitudine che noi tutte dobbiamo alla memoria di questa venerabile Madre. Io sono arrivata appena in tempo per ricevere la sua benedizione e raccomandarle i bisogni delle nostre missioni: ha promesso di parlarne con fervore al Signore: io conto molto sulla sua intercessione che ritengo potente sul Cuore di Gesù”

 

50bis10 Shrine exterior Saint Charles 1952Tre anni dopo si cominciò a pensare concretamente che un giorno avrebbe potuto essere canonizzata e il suo corpo, trovato incorrotto, fu esumato e trasportato nella cappella ottagonale accanto all’Accademia del Sacro Cuore a St. Charles, Missouri.

Quando, il 12 maggio 1940 fu dichiarata Beata dal Papa Pio XII, il suo corpo fu nuovamente traslato e deposto nel sarcofago dove ora si trova, nella cappella costruita in suo onore    

Il 3 luglio 1988 S. Giovanni Paolo II celebrò la Canonizzazione di Filippina Duchesne

 

Preghiera per il Bicentenario di Rosa Filippina Duchesne

O911 philippine duchesne bronze statue by harry weberSpirito del Dio vivente, il 
tu per primo ti libravi sulle acque della creazione,

e poi un giorno hai ispirato una passione

nel cuore di Filippina Duchesne.

L'hai spinta ad attraversare le acque verso il Nuovo Mondo,

per portare il messaggio della tua compassione e del tuo amore 
a terre e popoli che erano già cari al tuo cuore.

Non conoscendo la lingua di quelle terre,

lei parlava la lingua del cuore -

dell’amore e della preghiera,

dell’attenzione e dell’apertura di spirito, 
della decisione incrollabile e della fede viva.

 

 

Noi, famiglia del Sacro Cuore, diffusa nel mondo,naif

siamo il raccolto del seme che lei ha seminato.

Benedici, oggi, il nostro mondo sempre nuovo, 
con lo spirito coraggioso e generoso di Filippino. 
Riempici del suo desiderio di oltrepassare i confini, 
er andare verso quelli che sono più lontani da ogni scintilla di speranza.

Rinnova in tutta la Chiesa lo spirito missionario

e dacci l'ardore di Filippina per diffondere

la tua compassione e il tuo amore per il mondo.

Chiediamo tutto questo nel tuo nome, o Dio Trino ed Unico,

il cui amore non conosce confini né limiti, 
Tu che ci mandi a far conoscere questo amore che vive nel cuore del mondo,

oggi e per sempre. Amen. 

 

 

Lettera per l’anno di preghiera - 23 ottobre 2017

“Possa quest’anno di preghiera con Filippina, rafforzare la nostra capacità di contemplare e di ascoltare i battiti del cuore di Dio in noi e nel nostro mondo. Potessimo noi, come lo fecero Sofia e Filippina, sentire l’esigenza dell’amore del Cuore di Dio, Gesù Cristo. Potessimo credere in una visione del Vangelo, più al di là di quanto noi possiamo vedere o immaginare che «tutti siano UNO», e fare di questa visione, con coraggio, fiducia e perseveranza, una realtà.

Con affetto e preghiera in un Solo Cuore”

                       

Come abbiamo vissuto questo anno?

Che cosa ci ha suggerito?

E il nostro rapporto con Filippina?

A breve celebreremo la festa liturgica: 18 novembre 2018.

Sarebbe bello condividere fra noi qualcosa – fosse pure una piccola frase, una preghiera, … - che ci faccia sentire quel “Cor Unum” che tanto ha sostenuto e per cui tanto ha lottato Filippina e che oggi noi vogliamo sperimentare ed esprimere «come unico corpo» nella nostra vita di comunità di preghiera, di azione apostolica.

·     Siamo tutte invitate a inviare a Antonella Aloisi o a Antonella Apolloni

qualche eco da far girare. Grazie.


 

 

 

 

 tomba

 

 

Fino alla morte

 

E così, il 19 giugno 1842, a poco meno di un anno dal suo arrivo a Sugar Creek, Padre Verhaegen scorta Filippina nel suo ritorno a Saint Charles, dove viene accolta dalla comunità.

FilippaviglianabisbisPassato il tempo dell’ideale, del desiderio, del sogno, del lungo cammino e della realizzazione … è ora il tempo del ricordo, del ringraziamento, della preghiera e dell’offerta fino all’ultimo respiro e oltre.

Quel viaggio di ritorno dovette essere ancora più penoso del precedente. Non era più la gioiosa certezza dell’avverarsi del desiderio della sua vita a sostenere Filippina nelle rudi difficoltà del viaggio. Ora portava in cuore il senso doloroso del fallimento: non era stata capace di “farsi” ai suoi amati Potawatomis: troppo freddo il loro clima, troppo rude la loro vita, troppo difficile la loro lingua…

Filippina ritornava, però, ancor più carica del tesoro del suo dono totale: chiamata a consegnare al Cuore di Gesù tutto senza esclusioni. Ritornava, Filippina col cuore carico di quel popolo tanto desiderato, carico della preghiera incessante vissuta in mezzo a loro e che tanto aveva detto loro di Dio, carica, anche del loro affetto e della loro riconoscenza.

Li lasciava … e li portava con sé.

E a St. Charles?

sediaRiprende il suo posto: il più scomodo [un sottoscala per dormire], il più umile [rammendare, pelare patate …], il più orantesottoscala1 [ormai è “la donna che prega sempre” …], ma al tempo stesso anche il più indaffarato: si tiene informata sugli Annali di Propaganda Fide e su quelli della Società del Sacro Cuore, continua a scrivere, tessere relazioni … e pregare.

Così fino al 1852.

Sempre più viva e sempre più fragile.

Le ultime grandi gioie missionarie sono la ripresa della corrispondenza con la Madre Barat, la visita della nipote Aloisia Juve, ora anche lei Religiosa del Sacro Cuore, in viaggio verso la missione del Canada e l’incontro proprio due giorni prima della sua morte, con la Madre Anna du Rousier, visitatrice generale venuta da Parigi per fare la visita delle case d’America. È un giorno freddo e piovoso e Madre du Rousier non sta bene, ma informata che i giorni di Filippina stanno giungendo al termine, vuole assolutamente fare il viaggio da Saint Louis. Trova Filippina molto debole, ma alla domanda di benedirla, Filippina traccia una croce sulla sua fronte. “Posso ancora sentire quella croce” scriverà dopo qualche tempo la Madre du Rousier. Una tradizione orale dice che si scambiano le croci di croceprofessione. Nessuna delle due sapeva allora che l’anno seguente la Madre du Rousier sarebbe stata la fondatrice di due nuove fondazioni una in Cile e poi una in Perù e, secondo la tradizione, porterà fino alla morte la croce di professione di Filippina… che così prolungherà il suo cammino missionario oltre la morte del suo corpo

Filippina va sempre più indebolendosi, e muore il 18 novembre 1852, al suono dell’Angelus di mezzogiorno.

La relazione del suo funerale nel giornale della Comunità si conclude: “Abbiamo preso il suo dagherrotipo, nel caso un giorno venga canonizzata”!

 

dagherrotipo

Trail of death

 

I POTAWATOMI

 
IL SOGNO SI AVVERA

 

 

Nel settembre 1838 più di 800 Nativi Americani –siamo solti chiamarli pellirossi!- uomini, donne e bambini, sotto scorta militare avevano dovuto marciare dall’Indiana al Kansas sul sentiero della “Trail of Death” (sfida della morte). Più di quaranta fra i più deboli e vecchi erano morti.

Nel 1841, nonostante abbia ormai settanta anni, Filippina finalmente libera da responsabilità nella Comunità, spera di portare a compimento quello che aveva pensato e desiderato come scopo della sua vita, è sempre più animata dalla possibilità di andare all’ovest verso quella frontiera dove realizzare lo scopo per cui era venuta in America, scopo sempre rimandato dalla necessità di costruire fondamenta solide alla rapida crescita ed espansione della Società del Sacro Cuore sulla frontiera Americana.

Padre Peter Verhaegen, S.J., viene a Saint Louis per chiedere sorelle che si uniscano ai gesuiti nella missione presso i Potawatomi a Sugar Creek, Kansas.

“Il gruppo delle religiose – racconta Lucile Mathevon - era riunito nel parlatorio della City House col Padre Verehaegen e discuteva il progetto, improvvisamene il Padre realizzò che Filippina non faceva parte dei piani. Egli insistette allora che lei andasse, anche se l’avessero dovuta portare in braccio.”

Ma dove è Filippina? Attenta alla voce che le ripete nel cuore che lei è chiamata a glorificare il Cuore di Gesù più nel fallimento, la rinuncia, l’annientamento della propria volontà per accogliere la Sua, che col successo nell’opera; la possiamo vedere, forse, in cappella, o anche in qualche angolo di casa, mentre compie semplici sevizi, col cuore ardente e feritoin colloquio col Cuore del suo Gesù: gli offre il suo “sì” per la più costosa rinuncia della sua vita. In silenzio e nascondimento. “Che il tuo Cuore sia glorificato, … anche senza di me!”

La cercano, la trovano, la portano in parlatorio … Il Padre ha decisamente affermato che non partirà senza di lei … anche a costo di portarla in braccio!

Quel Padre ha scoperto la perla nascosta.

Quattro Religiose del Sacro Cuore rispondono alla chiamata e partono col Padre Verhaegen da Saint Louis il 29 giugno 1841. Otre Filippina, sono le Madri Lucile Mathevon e Mary Ann O’Connor, ambedue da Saint Charles, e Louise Amyot (o Amyotte) della City House di Saint Louis. Tutte e tre moriranno poi nella missione dei Nativi d’America. Anche Filippina aveva sperato di morire lì.

indianiIn pochi giorni arrivano nella “terra dei nostri desideri”, come poi, in luglio, Filippina scrive a Maddalena Sofia. La gioia i Filippina per esservi arrivata è presto temperata dalla sua incapacità di impararne il difficile idioma, anche se alcune delle sue compagne riescono a coglierne qualcosa abbastanza rapidamente.

accampamentoLa vita a Sugar Creek è incredibilmente dura, anche Filippina ne è consapevole. Non può comunicare con i Nativi Americani, ma questi la venerano per le sue lunghe ore di preghiera, e la chiamano “la donna che prega sempre”,la donna che prega sempree vorrebbero baciare con rispetto il suo vestito. Mentre Filippina scrive queste cose è come rinvigorita da questa nuova avventura e spera di andare ancora più avanti verso l’ovest, ma le altre suore sono molto in pena per la sua salute in una situazione così dura. La superiora, Lucile Mathevon, è in continua apprensione per lei. La Visitatrice, Madre Elizabeth Galitzine, arriva in primavera per una breve visita e relaziona sulla fragile salute di Filippina. Il nuovo Vescovo Kenkrick, che ha sostituito il Vescovo Rosati, inviato a una nuova missione nel 1840, fa visita a Sugar Creek e cerca di convincerla a rientrare a San Louis. Dopo le due relazioni delle Madri Galitzine e Mathevon, la Madre Barat è anch’essa di questo parere e in una lettera datata 16 aprile 1842, comunica che sarebbe preferibile per Filippina rientrare a Saint Charles o dovunque preferisse andare, e in un’altra a Regis Hamilton, superiora di Saint Charles, datata 18 aprile, chiede di scrivere a Filippina invitandola lì.

Filippina e tende

 

 

E così, il 19 giugno 1842, a poco meno di un anno dal suo arrivo a Sugar Creek, Padre Verhaegen scorta Filippina nel suo ritorno a Saint Charles, dove viene accolta dalla comunità. Sarà la sua ultima residenza. 

 

 

indios

 

 

 

2.      Oltre ogni confineImmagine1A

a.      La Rebecca

b.      Lo steamboat

c.      Florissant                                                        

Eccole, allora, a New Orleans!

“La prima costatazione di Filippina e di un paese inauditamente ricco e scrive: “Questa città è più corrotta dal lusso e l’opulenza di qualunque città francese. Come sarebbe urgente che si moltiplicassero gli istituti educativi! Si incontrano giovami diciottenni che hanno imparato solo a mangiare e correre!” le “selvagge” la madre Duchesne le incontra per la prima volta entrando in una classe delle Orsoline, dove sono ospitate: ci sono trecento creole, mulatte eImmagineB negre. Ce ne sono che vivono santamente: una di loro le viene incontro “piena di gioia, con le mani giunte” per chiederle se resterà ed è triste al sapere che no, le nuove missionarie andranno più lontano. Ma in generale hanno la passione di agghindarsi e, se durante la settimana, grano a piedi nudi, la domenica indossano vestiti e cappelli di taffetà rosa e celesti “sicuramente per ravvivare il nero dei loro volti”. Le più maliziose indossano vestiti di tulle di un bianco assolutamente candido. Le schiave che non hanno come procurarsi simili toilette, aspettano che le loro padrone escano e poi vanno a ballare usando i loro abiti; le lavandaie fanno lo stesso con gli abiti lasciati per essere lavati…ImmagineC

La condizione degli schiavi non sempre è infelice. Sono riuniti in gruppi e si ritrovano la sera intorno a un fuoco che amano sia d’inverno che d’estate. Anche se c’è molto caldo, non vanno a dormire senza passare un momento accanto a queste alte fiamme alimentate dal legno secco della foresta. Ognuno ha tre ore libere al giorno e le usano per lavorare il piccolo campo che appartiene a ciascuno, guadagnando così molto denaro in poco tempo, tanto la terra è fertile.”

Intanto le settimane scorrono in una penosa inattività in attesa di istruzioni da parte di Mons. Dubourg! Questi, appena ha avuto notizia dell’arrivo della Rebecca, in dataImmagineD 24 giugno 1818, scriveva a Filippina, ma la lettera le arriverà solo due mesi dopo! L’aspetta a Saint Louis. “Dio sia lodato! L’arrivo suo e delle sue sorelle ha addolcito e fatto tacere molte delle mie preoccupazioni. Lei dice di essere venute a cercare la croce? È venuta al posto giusto per trovarla! Sia tranquilla, non si farà cercare a lungo. Se non fossi stato sicuro di trovare in lei queste disposizioni, avrei più timore che gioia per il suo arrivo. Si confermi in queste disposizioni: è l’essenziale. La prime fondatrici hanno sempre dovuto soffrire molto. Si ricordi di Santa Teresa … ma che dico? Si ricordi dell’autore e perfezionatore della nostra fede.”

ImmagineE

Munite di questo “viatico” per la missione, Filippina e le sue compagne il 12 luglio partono per St. Louis risalendo il Missisippi con lo steamboat Cincinnati. Questo tipo di battelli aveva iniziato il suo servizio lungo il Missisippi solo nel 1811, e il viaggio era ancora pieno di pericoli. Fortunatamente, questa volta, andò bene, salvo l’inconveniente di essersi incagliato per molte ore in un banco di sabbia.ImmagineF Il viaggio, comunque durò sei settimane; quattro anni dopo, quando Filippina andò a visitare la fondazione di Grand Coteau, impiegava solo diciassette giorni!

Arrivarono a Saint Charle I 7 settembre 1818 e furono accolte nella loro nuova casa la “Maison Duquette”, affittata alla vedova di Francesco Duquette: era situata in un pianoro leggermente al di sopra del livello del fiume Missouri la città si vedeva da lontano. La casa era formata da ImmagineGsette stanze, una grande sul davanti, tre più piccole sul retro dall’altro lato di un corridoio centrale; la cucina all’esterno per evitare incendi … dato che era costruita in tronchi. La casa fu subito dedicata a San Francesco Regis, secondo il voto fatto da Filippina in Francia. San Francesco Regis, secondo il voto fatto da Filippina in Francia.

La settimana seguente, il 14 settembre 1818, le religiose aprirono una scuola libera, la prima Scuola del Sacro Cuore nel Nuovo Mondo, e, poco tempo dopo, il 3 ottobre, arrivarono tre pensionanti per aprire l’educandato: Emilie e Therese Pratte, e Pelagie Chouteau.

Subito le religiose capirono quanto fosse importante imparare l’inglese in questo paese dove tutto cambiava rapidamente. … E per Filippina, che non aveva il dono delle lingue, l’inglese fu la sfida fi tutta la vita. Negli anni imparò a leggerlo e capirlo, ma nonostante in molte occasioni ebbe bisogno di parlarlo, non si ritenne mai capace di parlarlo correntemente.

Alquanto isolate a Saint Charles, il gruppo delle missionarie soffriva molto per la mancanza di comunicazione con la patria e la Congregazione che avevano lasciato di là dall’oceano.

 

ImmagineH

 

 

2.Oltre ogni confine

     a.La Rebecca

b.Lo steam boat

c.Florissant

Immagine1

Nel 1815 Filippina lascia definitivamente la sua Santa Montagna per andare a Parigi: sarà segretaria di Sofia.

La sua lunga attesa non è ancora finita … e vede con nostalgia partire alcuni sacerdoti per le missioni d’America mentre lei rimane lì.

 

a.La Rebecca

La sua preghiera non smette di bussare al Cure di Gesù e, finalmente, la chiamata arriva con l’invito del Vescovo missionario di Sant Louis, monsigImmagine2nor Guglielmo-Valentino Dubourg!

È il 1817 e in gennaio Mons. Dubourg visita la Casa Madre e nella prima visita ottiene un consenso generale di Sofia alla sua richiesta di Suore per la sua missione; nella seconda, quando viene per salutare prima di ripartire, ancora nulla è definito, ma Filippina irrompe: “il suo consenso, Madre!” implora in ginocchio “Ebbene, lo accordo, cara Filippina –assicura Sofia- e fin d’ora comincio a cecare le sue compagne!

E così –un anno dopo- domenica 8 febbraio 1818 si parte in diligenza da Parigi per Bordeaux dove inizierà il viaggio per mare. Quattro sono le religiose che prendono posto nella carrozza: Filippina Duchesne, Octavie Berthold, Eugénie Audé, Catherine Lamarre; raccoglieranno la quinta per via. in viaggio 1

Alcuni membri della famiglia di Filippina erano a Parigi per assistere alla partenza sua e delle altre tre missionarie. Un membro della comunità in seguito raccontò questa partenza. “Filippina con gli occhi asciutti guardava diritto davanti a sé. Ad un certo punto Octavie Berthold esitò. Filippina la prese gentilmente per mano e l’accompagnò fino alla carrozza. Sulla strada verso il porto di Bordeaux, si fermarono a Poitiers, dove le raggiunse la quinta compagna, Margherita Manteau”. Lì poi, nella scia dei preparativi per la partenza, fu tutto un “Corri e aspetta”. I venti non erano ancora favorevoli; il bastimento non era ancora pronto a salpare. Scrissero lettere, fecero un ritiro … e attesero

Il 12 febbraio, in risposta a una lunga missiva consegnata prima della partenza da Filippina, quasi un testamento, nella consapevolezza di un viaggio che non prevede ritorno, ecco una lettera di Sofia

“Con grande tenerezza, cara Madre, scrivo questa prima lettera, ora che lei ha accettato la sua missione –missione davvero straordinaria- perché sta guidando il suo piccolo gregge così lontano da noi! Il momento della separazione è stato davvero molto doloroso. Già molto prima il solo pensarvi mi lacerava il cuore; immagini dunque la realtà? Certo, Nostro Signore alleviava la mia pena col pensiero che lei sarebbe stata felice di compiere il suo santo volere in mezzo a sofferenze e privazioni. Ma il suo esempio mi ha reso forte, rinnovando il desiderio che un tempo avevo avuto per questa vocazione. Non posso aiutarla inviando molte, perché sembra non ci sia la minima speranza di poterla condividere io stessa … Padre Perreau mi ha dato le pagine che lei gli aveva affidato prima di partire. Come può immaginare le ho lette con la massima attenzione. Non che avessi bisogno di questa dichiarazione per essere sicura che Dio l’ha chiamata a questa grande vocazione: il persistere del suo desiderio, la facilità con cui il piano, apparentemente così carico di difficoltà, ha potuto essere portato a compimento quando il tempo di Dio è arrivato, il modo in cui tutto ha concorso a portare a questa partenza che tanto ci costa, e infine a forza che Dio le ha dato per superare gli ostacoli, tutto questo mi prova che, al di là di tutte le difficoltà che la prudenza obbligava a tenere in considerazione, Dio l’ha chiamata a fondare una casa del Sacro Cuore in America”

19 marzo, festa di San Giuseppe, imbarco sulla Rebecca! Un bel bastimento, per quel tempo, ma fragile a confronto con una simile traversata, e alla mercé dei venti, e per la lunghezza del viaggio!

Due pennellate al momento dell’imbarco. La prima è lo stupore timoroso di Sorella Caterina al montare su una barchetta che le avrebbe portate dalla riva fino al bordo della nave: “Un guscio di noce!” –temeva che quella fosse la nave per attraversare l’oceano!-; la seconda è la previsione di un vecchio marinaio: Con tutte queste monache a bordo, disse al capitano, farai certamente naufragio! [di fatto la Rebecca naufragherà, … ma nel viaggio successivo]

21 marzo l’Oceano Atlantico

filippina e coFinalmente il 19 marzo si imbarcarono sulla Rebecca. Il 21 marzo attraversato il canale, presero il mare aperto. Il viaggio prese più di due mesi e fu a tratti tremendo, con violenti uragani, mal di mare, cibi avariati, alloggi angusti, e fin anche i pirati! Il 16 maggio raggiunsero i Caraibi. Filippina scrisse dalla Havana raccontando la Sul Rebeccatraversata:

“Abbiamo passato 52 giorni senza vedere altro che mare e cielo: solo l’11 maggio abbiamo avvistato terre da lontano; era Caicos, la prima delle isole dell’arcipelago delle Bahamas, che appartengono all’Inghilterra …

Che mare terribile; a momenti le avrei scritto pregandola di non mandare nessun’altra prima di ricevere nostre notizie precise e la certezza della validità di un sì grande sacrificio …Un uragano in mare è uno spettacolo davvero terrificante. Rebecca 2Il fracasso delle onde che si infrangono e l’urlo del vento farebbero impallidire il rombo di una cannonata. È davvero assordante e si aggiunge allo scricchiolare del vascello. Le vele stridono nello sforzo del loro lavoro; è un canto lugubre, ma il loro silenzio è ancora più orrendo e ancor più tremenda è la vista del capitano che misura a grandi passi il ponte con aria preoccupata. La nave che si slancia su un mare irato dà l’immagine della confusione dell’ultimo giorno. Il cielo sembra crollare rapidamente dietro montagne d’acqua, trascinando con sé le stelle. Il mare, quasi nero nella tempesta, apre continuamente baratri, profondità senza fondo; le onde invadono il ponte ogni volta che l’imbarcazione sobbalza e salta. De volte durante la notte le onde hanno forzato e aperto la nostra porticina e inzuppato i nostri letti. I marinai legano le vele che vengono ammainate per non essere strappate; il timone è abbandonato per non sovraffaticare il vascello. Tutto questo non fa stare sereni se uno non vede Dio nella tempesta”

Mancavano ancora settimane all’effettivo sbarco dei passeggeri a New Orleans a mezzanotte del 29 maggio, Festa del Sacro Cuore quell’anno. Ed era buio quando, per la prima volta dopo il 19 marzo, posarono i piedi sulla terraferma. Filippina subito si inginocchiò e baciò terra. “Fatelo anche voi”, disse alla altre, “nessuno vi sta guardando”. Appena albeggiò, arrivarono su carri al convento delle Orsoline, situato vicino alla cattedrale di Saint Louis in quello che oggi è conosciuto come il Quartiere Francese. Filippina e le sue compagne erano attese e furono accolte a braccia aperte.

,,,, E Filippina scoprì che il suo corpo era interamente coperto di lividi e bozzi, e piaghe! Lei cercò di minimizzare, attribuendo il fatto a punture di insetti; non così il medico che, “con aria lugubre” le annunciò che si trattava di scorbuto, malattia grave e non facilmente curabile allora. Pensò di morire, ma non ne rimase turbata: lei era sulla via … le altre avrebbero portato avanti la missione. Le cure delle Orsoline, però, la rimisero in piedi, quasi completamente guarita.

Ora bisognava attendere direttive da Mons. Dubourg per proseguire fin a Saint Louis … e qui cominciò a sperimentare la tremenda lentezza delle comunicazioni!

Solo il 12 luglio il viaggio riprese sul fiume Mississippi: acqua di fiume, battello a vapore … ma non meno lento e pericoloso …

Filippina Duchesne: un anno con lei

 
L’Impegno di Madre Duchesne a favore dei povere degli emarginati resta una sorgente viva di ispirazione per la sua congregazione, come per tutte le religiose di oggi. Il suo esempio, del tutto fuori dal comune, è attuale per tutti i discepoli di Cristo, soprattutto per coloro che abitano nelle regioni più ricche del mondo., nei quali si collocano
Sì,
Oggi devono essere più numerosi i cristiani che si rendono disponibili all’azione dello Spirito e, infiammati dell’amore di Cristo, si impegnano l servizio dei più poveri, quelli che vengono definiti il quarto mondo

(Giovanni Paolo II 3.VII.1988)

 

Accompagneremo quest’anno lo scorrere dell’avventura umano-divina di Filippina con una serie di aneddoti che la coloriscono inserendola nel suo ambiente, o ascoltando il suo personale racconto dell’esperienza che la va forgiando
TESTIMONE umile e gigante del CUORE DI CRISTO
 
 
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Tre periodi di riferimento
in cui si collocano le "narrazioni" sulla  sua vita:
 
 
I.  Le radici
  • Una cuoca indaffarata
  • la Santa Montagna
  • Da Sainte Marie d'en Haut a Sugar Creek: Perché?
II. Oltre ogni confine
  •  
  •  
  •  
III.  La meta
  •  
  •  
  •  
Conclusione:
  • la scia luminosa
 
 

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