Saper invecchiare

57006778-felice-fumetto-grandparents-An-coppia-di-anziani-sono-seduti-in-un-caff-e-mangiare-il-gelato--Archivio-FotograficoCome aiutare gli anziani, che ci hanno preceduto e aiutato tanto nella nostra vita, ad essere più felici? Com’è difficile invecchiare con serena naturalezza! Quanto è duro per ogni essere umano accettare di essere entrato nel tramonto della vita e accettare, al tempo stesso, che gli resta molto da fare, ma che deve farlo in modo diverso – anche se non meno importante – di come l’ha fatto finora! Perché al mondo ci sono due cose molto tristi: un vecchio che si crede giovane e un vecchio che si crede morto. E c’è, invece, una terza cosa stupenda: un vecchio che assume la seconda parte della sua vita con la stessa energia e speranza con cui ha vissuto la prima. Dovrà cominciare dall’accettare che il sole del tramonto è importante come quello del mattino e del mezzogiorno. Il sole non si vergogna di tramontare, non ha nostalgia del suo splendore mattutino, non pensa che il trascorrere delle ore lo sta scacciando dal cielo, non si ritiene meno importante o meno necessario perché è evidente che sta arrivando la notte, sa che il sole del tramonto non ha la forza di far germogliare i semi nei campi come lo faceva il sole del mezzogiorno, ma sa anche che l’ultimo sole della sera è il migliore e il più gradevole per l’infermo che lo accoglie alla finestra della sua camera. Sa che ogni ora ha il suo compito. E il sole lo compie un’ora dopo l’altra. Perciò il sole della sera è debole, ma non è amaro, non è triste. Ah, se tutti gli anziani capissero che il loro sorriso è ancora necessario come il sole della sera! E quanto si sente magnifico il sole per il fatto di essere il sole, e di essere stato il sole, e di continuare ad essere il sole fino all’ultimo secondo della sua presenza nel cielo! Mi permetto perciò di concludere queste poche parole con una preghiera a Dio: Signore, non lasciarmi andar via da questo mondo finché non avrò sparso l’ultimo raggio della mia povera e amata luce.

Pensionamento dal lavoro non dalla vita

Non molto tempo fa un gruppo di pensionati visitava il Senato nordamericano e il senatore che li accompagnava nel dare loro spiegazioni, si mise a parlare come se fossero bambini o subnormali. Spiegava con parolette semplici e a voce molto alta come se tutti fossero completamente sordi. Alla fine si rivolse ad uno degli anziani e chiese: “Lei, prima chi era?” l’anziano, allora, lo fissò e rispose con fierezza: ”E sono ancora”. Il pensionamento che dovrebbe essere solo un cambiamento di compiti, con un aumento di riposo, è, spesso, una specie di addio alla vita: “Lei è già socialmente morto, non ci serve più, le daremo di che vivere senza far nulla!” anche quanti vogliono aiutare gli anziani partono dal presupposto che la vecchiaia è triste. Ci si ingegna, allora, perché gli anziani sembrino ancora giovani, per distrarli. Per te, nonno, ormai ci sono pappe e buon vino, dicono i nipoti. Il mondo è dei giovani, ripetiamo continuamente. Non dimentichiamo alcune verità del resto evidenti:

  • L’uomo può andare in pensione dal lavoro, ma non va in pensione dalla vita.
  • Non esiste una vita vera che sia solo di gioventù.
  • L’anzianità è una tappa della vita come la sera è una parte del giorno. Una sera può essere bella tanto o più del mattino e del mezzogiorno.
  • Uno può andare in pensione dal lavoro professionale, ma nessuno va in pensione dal fare qualcosa: il pensionamento è un cambio di compiti e di attività. Uno può continuare a fare mille cose importantissime per il mondo e per la vita.
  • Se un anziano non si mette in pensione dalla vita o dal fare qualcosa, ancor meno si mette in pensione dalla gioia. È nell’età avanzata, quando sono superati gli egoismi e le tensioni della giovinezza, che abbiamo più motivi per essere gioiosi.d76d1db8a2c13753674964fecd2e5792

“Vita ascendente”: gli anziani, forze vive

Quelli che non vanno in chiesa ci rinfacciano che in chiesa si vedono solo anziani e vecchi, come se una chiesa pine di anziani non fosse una chiesa piena di esseri umani, autentici e magnifici. A volte è la stessa Chiesa che non apprezza la ricchezza che ha nei suoi anziani. Giovanni Paolo II dice chiaramente: “Alle persone anziane ricordo che la Chiesa chiede e attende che sappiano continuare questa missione apostolica e missionaria che la loro stessa età trasforma in specifica e originale”. Ma come? Gli anziani sono una missione apostolica e missionaria? Nel regno di Dio non ci sono attivi e inattivi, utili che servono a tutto e inutili che non servono a niente, ma solo persone umane, quale che sia la loro età, salute, forze, hanno nella Chiesa e nel Regno dei cieli un ruolo insostituibile e un poso unico.

[Martin <descalzo – PARA MI LA VIDA ES CRISTO]

11 Comandamenti per una vecchiaia migliore.ppt

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