3. Da Sainte Marie a Sugar Creek!

Perché?

Filippina Duchesne: un anno con lei - I

Immagine31.png   Cosa ha portato Filippina a un passo così inaudito?

                                    Forse si possono evidenziare quattro elementi di fondo:

Immagine32.pngLa famiglia: che le ha dato un carattere deciso, una attitudine alla ledership, ma anche il primo contatto con un missionario in visita; e ancora la formazione, l’abitudine a prendersi cura degli altri come avviene in una famiglia numerosa e con cugini e cugine nella casa vicina. [All. 1]

Immagine33.pngLa Rivoluzione: che trascina Filippina fuori dall’amata solitudine della Santa Montagna quando già le sembrava di essere arrivata a un punto fermo: la professione religiosa che l’avrebbe rinchiusa per sempre dietro le grate di Sainte Marie d’en Haut; che le fa scegliere di non nascondersi nella quieta campagna di Grane, protetta dalla famiglia, ma di immergersi nel dolore e nel pericolo insieme ai più poveri e perseguitati per offrire loro sostegno e aiuto, incurante della fatica e del grave pericolo personale. È la spinta a dare libero sfogo al fuoco che la contemplazione dell’Amore di Dio le mette in cuore esprimendola in prossimità e condivisione, sull’esempio di Gesù. Ma è anche una fucina per la personalità e il carattere di Filippina. [Philippine Duchesne - Louise Callan scj p.99]   [All. 2]

Immagine34.pngL’incontro con Sofia: dopo la riconquista della Santa Montagna, mentre teta di ricostruire il Convento, Maddaena Sofia Barat viene a offrirle un’ampiezza di orizzonti capace di dilatare il suo cuore e, mentre le toglie le grate, le offre il Cuore di Gesù come ideale e oggetto della contemplazione. Già, della contemplazione: dell’amore, cioè, che esige “conformità”. E nell’amicizia profonda che da subito le lega, confida a Filippina il suo desiderio delle missioni. La risposta non si fa attendere: andrò io. Sofia quasi cinquanta anni dopo lo racconta alle novizie [All. 3]

La “Notte Santa”: è il sigillo di Dio. La notte del Giovedì santo 1806 che Filippina vive in ginocchio Immagine35.pngdavanti all’altare e che lei stesso racconta a Sofia [All. 4]

Ormai non mancava più che l’invio … e l’atttesa paziente/impazientemente per più di dieci anni, affinando la sua anima e infuocando sempre più il suo cuore.

E finalmente nel 1818, con la Rebecca, il grande salto.

Ma attraversato l’oceano e risalito il grande fiume, Filippina ancora rimane a lungo legata al compito di fondare e stabilizzare le case della Società fra gli immigrati in Louisiana arrivati lì da varie parti d’Europa.

Ancora ventitré anni per raggiugere, fugacemente (per meno di un anno), a Sugar Creek, i tanto desiderati indiani Potawatomi. E essere in mezzo a loro LA DONNA CHE PREGA SEMPRE”

 

All.1

“Filippina era nata a Grenoble, in Francia il 29 agosto 1769. Era la seconda degli otto figli di Pierre Francois Duchesne, membro del Parlamento i Grenoble, e di Rose Euphrosine Perier. La casa della sua infanzia era situata in uno dei punti più importanti della città, accanto a quella del fratello di sua madre, Claude Perier con sua moglie Charlotte Pascal e i loro dodici figli. Erano tempi molto felici per i bambini di questa grande famiglia allargata. L’infanzia di Filippina, però, fu segnata da due eventi dolorosi. Quando aveva tre anni, contrasse il vaiolo, che le sfregiò il viso per sempre. Poi, dopo sei anni, morì la sorella maggiore, Marie Adelaide: Filippina, che aveva nove anni divenne la maggiore fra tutti questi bambini …

Nel 1781, secondo l’uso, Filippina e sua cugina Josephine Perier, solo di un anno più piccola e sua migliore amica di tutta la vita, furono mandate insieme come educande interne alla Visitazione di Sainte Marie d’en Haut per prepararsi alla Prima Comunione ….”

Poiché papà non vuole darle il consenso, Fiippina decisa a seguire la sua Vocazione, va e rimane a Sainte Marie!”

[Sainte Rose Pilippine Duchesne - Carolyn Osiek, rscj p.3]

 

All. 2

“Leggendo la corrispondenza con Sofia emergono tratti interessanti de suo carattere. È evidente che la formazione spirituale ricevuta come novizia visitandina è stata per lei un forte sostegno durante gli anni della Rivoluzione e dei suoi strascichi. La sua attrattiva per la preghiera e la vita interiore non furono solo mantenute, ma, al contrario crebbero durante questo difficile periodo 1792-1804. Sotto la guida della Madre Barat diventeranno il tratto dominante della sua vita spirituale, raggiungendo livelli molto più elevati dell’ordinario. La sua determinazione a consacrarsi interamente a Dio e al lavoro per salvare le anime non era certo venuta meno. L’amore per il Cuore di Gesù brillava sempre più luminoso nella sua anima e guidava i suoi sforzi per accendere l’amore in altri cuori. Ma non bisogna concludere che i grandi passi di Filippina nella contemplazione le avessero fatto acquisire tutte le virtù che sostengono sulla via dell’amore nella vita quotidiana e nel lavoro apostolico. Impaziente, irritabile, terribilmente sensibile, doveva affrontare e riconoscere alcune gravi carenze cresciute in lei durante gli anni passati fuori del convento. Gentilezza, dolcezza, umiltà distintive della Visitazione erano parzialmente sparite dalla sua anima, mentre la lotta contro gli avvenimenti, le opposizioni che avevano tentato di vanificare i suoi sforzi, le persecuzioni avevano sviluppato il suo lato combattivo e l’affermazione della sua persona … tutto questo aveva tentato di sviluppare il lato irascibile del suo carattere”

[Sainte Rose Pilippine Duchesne - Carolyn Osiek, rscj p.99]

All. 3

SULLA VOCAZIONE DI ROSA FILIPPINA DUCHESNE

Per le Missioni

. Dal racconto di Santa Maddalena Sofia

. Estratto del giornale del noviziato di Kinzheim 12 settembre1852

Questo giornale non esiste più essendo andato bruciato durante la guerra - la copia era stata fatta tra il 1940 e il 1942Aspettavamo la ricreazione con impazienza, perché ·la nostra Reverenda Madre ci aveva promesso di raccontarci la vocazione della Madre Duchesne per le Missioni straniere; questo ci interessava molto perché la nostra Reverenda Madre ha una tale idea della santità di questa Madre che ci dice di non essere stupita di vederla operare dei miracoli. ...

(Dopo aver detto qualche parola sulla necessità dello spirito interiore): Dice: "Siccome il tempo della ricreazione nonè quello di una conferenza, ho pensato che l'esempio vale più della teoria, edè per questo che conto di parlarvi della buona Madre Duchesne, che
probabilmente ora si trova nell'eternità, felice e contenta di ciò che ha fatto per NostroSignore. Quando saremo certe della sua morte, potremo parlarne con maggior libertà."

La nostra buona Madre si mise dunque a raccontarci con gran semplicità, con umiltà ammirevole, mettendosi al di sotto di quella di cui ci parlava,' edè ciò che cercherò di dirvi in poche parole.

Quando la nostra Reverenda Madre si trovava, agli inizi della Società, ad Amiens, con quattro o cinque delle nostre Madri, ricevette da P. Varin che stava a Grenoble, una lettera' nella quale le diceva: C'è una comunità fervorosa che desidera molto unirsi a voi. So che essendo soloquattro o cinque voi non mancherete di dire 'che non vi potete dividere; ma sappiate che qui c'è un'anima, che se la conosceste, andreste agli estremi del mondo a cercarla, Poiché dunque Nostro Signore non vi dà un viaggio così lungo da fare, preparate i vostri bagagli e partite.

 "Dopo la lettura di questa lettera, disse la nostra Reverenda Madre, riunii la nostra piccola comunità per metterla al corrente, dopo di ciò preparammo il nostro piccolo bagaglio e partimmo.

Arrivai a Grenoble, scesi al monastero di Sainte Marie d'en Haut, dove fui ricevuta dalla stessa Madre. Duchesne con -il più profondo rispetto nella ·sua grande umiltà; ella si prosternò ai miei piedi, me li baciò, lei che era più esperta nelle vie di Dio essendo in religione da più anni che me,ancora così giovane, non contavo allora che 22 anni, e non conoscevo che l'ABC. Benché dovette costarle, fu sempre per me, ancora così giovane e lo ripeto, di una sottomissione la più completa e la più rispettosa. Sempre ci fu d'esempio, osservatrice esatta della Regola, di tutte le nostre regole, non solo del silenzio, della regolarità, della povertà, della, mortificazione, poiché io credo che nessuna tra noi spinse così lontano l'amore alla povertà, alla mortificazione - ma ancora alla carità, al dono di sé; poiché dal mattino alla sera era impegnata all'educandato dove lei era tutto: Maestra Generale, maestra di classe, di lavoro, d'istruzione, e oltre 'a ciòancora: Assistente, Economa: In una parola, è incredibile quanto facesse.

Però rimaneva un punto, che ancora non aveva ben capito nella nostra vocazione: era quello della salvezza delle anime edè su questo punto che non finivo di contrariarla. Essendo un'anima forte, generosa, si poteva battere su di lei senza ferirla, e vi assicuro che ne approfittavo grandemente. Nonè che mancasse di zelo, ne aveva. Ma ristagnava al suo piccolo educandato. Non capiva che noi avremmo voluto conquistare l'universo intero, per quanto possibile. Ella teneva alla sua casetta, dignitosa senza dubbio, al suo
giardinetto, che era per quest'anima che non cercava che il suo Dio, tutto l'universo. Noncapiva che per attirare un maggior numero di anime occorreva un recinto ben più vasto.

Teneva alle sue grate. Tutto ciò era naturale, dato che dall'età di 12 anni era' stata abituata a tutte queste cose, allo spirito, delle, regole precedenti. Così non' finivo di contrariarla e fuper lei un vero sacrificio quando levammo le grate, ecc. ecc. .....

'Non la vedevo che una volta il mese quando faceva la sua apertura di cuore nel ritiro del mese. Ed ecco come faceva questo' ritiro: stava in ginocchio nella cappella dalle cinque e mezzo del mattino fino alle otto e mezzo della sera; senza cambiare. Ma notate bene, era in ginocchio enon altrimenti. I sui pasti erano presi ben in, fretta, almassimo un quarto d'ora. Non faceva colazione, poiché digiunava come i certosini, cioè senza prendere nulla di mattino. Nel pomeriggio veniva a trovarmi; era per fare il suo rendiconto di consigliera, che faceva sempre in ginocchio. Non sono mai riuscita a farla sedere, tanto lo spirito di fede 'le faceva vedere N.S. nelle sue superiore. Non era lunga, vi assicuro, chiara, precisa in tutto quello che manifestava; ascoltava con la più' grande attenzione gli avvisi che le erano necessari o piuttosto, che Dio permetteva che io le dessi per esercitare, l'umiltà. Poi, alla fine, mi domandava la benedizione e partiva come un lampo, senza che avessi il tempo di trattenerla. Non avrebbe mai speso una mezz'ora, troppo scrupolosa nel perdere tempo in parole inutili. Diceva il necessario, poi, andava ... lo ammiravo il suo comportamento, ma vi assicuro che mi dava fastidio talvolta: avrei voluto maggior espansione, avrei desideratoeffondere il mio cuore nel suo, parlare di Dio un po' insieme, dato che non potevo farlo con le, mie altre sorelle,benché molto, buone, ma, così giovani,' in una parola, bambine; ma era impossibile, non c'era mezzo di trattenerla. Un giorno però ella venne come abitualmente' a fare la sua apertura durante il ritiro del mese; io fui singolarmente spinta dallo Spirito di Dio ad azzardarmi un po'. Era Dio che lo voleva. Quand' ebbe finito, ed io le ebbi dato qualche suggerimento, le aprii il mio cuore su Un punto che, m'era sempre rimasto sulla coscienza: ancora giovane, nella mia infanzia, avevo letto la vita e le lettere di San Francesco Saverio, e sempre dopo quel tempo, il desiderio delle missioni mi era rimasto nel cuore, benché ignorassi assolutamente. Come effettuarlo, dato che la nostra Società non esisteva ancora, e nessuno ne aveva ancora avuto l'idea. Più tardi, quando fu formata, mi aprii con P. Varin che mi rispose che quello non era il disegno di Dio su di me, che io ero destinata alla Francia. Io mi sottomisi senza comprendere il senso delle sue parole, giacché noi non avevamo che la nostra piccola Parigi; ma mi sottomisi. Tuttavia, un peso mi restò sempre sul cuore, e non potevo consolarmi completamente. Almeno se trovassi Un' anima che mi potesse sostituirmi, che si sacrificasse per le missioni straniere, ne, sarei sollevata .... La Madre Duchesse mi ascoltò, non mi disse nulla, partì come un fulmine
secondo la sua abitudine.

Non la rividi che il mese dopo. Questa volta ella si dichiarò e mi disse che credeva di essere lei quest'anima ... , che se non mi aveva risposto nulla quando le avevo parlato, è che 'le era stato impossibile, tanto era stata colpita. "Da allora ci ho molto pensato davanti a Nostro Signore, e credo - aggiunse - di aver conosciuto la Sua Volontà; così disponete di me. Voi non avete che a parlare, io sono pronta."

Le risposi che il momento non era ancora venuto, dato che in così poche, era necessario (attendere), ma più avanti vedrò.

E' così che la feci attendere dieci anni, durante i quali ella non cessò di sollecitarmi. Quante preghiere, penitenze faceva per ottenere questa grazia. E' con sacrifici moltiplicati, con le più severe mortificazioni che si è 'preparata a questa 'vita dura che condusse più tardi in America.

Ecco, mie buone figlie,' perché io vi predico continuamente lo spirito di' sacrificio, lo spirito d'abnegazione."

Fine dell'estratto

All. 4

O notte benedetta! Per la seconda volta ho creduto che la mia preghiera era stata esaudita. Ne sono sicura, Madre cara, per la pura gioia che ne ho provato e la fiducia certa che ne ho. Oh, se solo potessi andare prima della fine dell’anno! Ho assicurato il mio cuore che lo potrò. Ho passato l’intera notte nel Nuovo Mondo, e ho viaggiato in buona compagnia. Per prima cosa ho raccolto con riverenza tutto il Sangue prezioso dal Giardino, il Pretorio, il Calvario. Poi mi sono impadronita del Signore nel Sacramento. Portandolo stretto sul mio cuore, sono andata in giro spargendo dappertutto il mio tesoro, senza timore di esaurirlo. S. Francesco Saverio mi aiutava a fare che questa inestimabile semina portasse frutto, e dal suo posto davanti al trono di Dio pregava che nuove terre si aprissero alla luce della verità. S. Francesco Regis mi guidava lui stesso, insieme a molti altri santi desiderosi della gloria di Dio. Tutto andava per il meglio, senza paura, neppure il santo timore poteva avere posto nel mio cuore, perché mi sembrava che il meriti di Gesù erano applicati in modo totalmente nuovo,

Ledodici ore di questa notte mi sonotrascorse veloci, senza ombra di stanchezza, sebbene in ginocchio, mentre la vigilia dubitavo di poter reggere unora. Avevo anche molto da fare con tutti i miei sacrifici: lofferta di una madree quale madre!sorelle, parenti, uninfinità! Epoi mi trovavo sola con Gesù solo, o con dei fanciulli neri, selvaggi, e mi reputavo più beata inmezzo alla mia piccola corte che tutti i potentidi questo mondo.

Madre mia, appena mi direte: Ecce ego mitto tevi risponderò immediatamente:Vadam!….

[Letteradi Filippina alla Madre Barat del Venerdì santo mattina – 4 aprile 1806”]

 

 

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