Libri

SHRABANI BASU:

VITTORIA e ABDUL

PIEMME voci 2017

Shrabani-Basus-La giornalista indiana, che in questo romanzo racconta l'ultimo decennio della vita della Regina Vittoria d'Inghilterra, imperatrice dell'India, riesce a condurre la narrazione con una leggerezza che non disturba i fatti storici.

Vittoria una donna che dai 18 agli 81 anni regna su territori sparsi in tutti i continenti, che mette al mondo 9 figli, che deve dialogare con viceré, segretari di Stato, primi ministri, nell'ultima fetta della sua vita diventa amica ed "alunna di lingua indostana (urdu)" di un semplice giovane indiano Abdul Karim che considera suo Munshi, maestro.

Amore? Segno d'invecchiamento precoce? È questo che pensano i suoi familiari e la corte. Invece per lei è un tramonto sereno che le permette di superare gelosie, invidie, e soprattutto la grande solitudine che nasce dall'incomprensione dei vicini e dall'assenza di chi le era stato caro.

Così, la regina e imperatrice diventa la madre affettuosa di Karim e dei suoi familiari e, forse, in certi casi non si accorge che il suo maestro spesso ha pretese inopportune, che gli permetteranno di salire molto in alto nella stima, nella popolarità e nelle onorificenze.

Attorno a questi due personaggi, ruota un'infinità di persone, dai semplici servitori indiani, ai principi inglesi e ai monarchi europei. E mentre Vittoria passa da un castello all'altro da una nazione all'altra, da una corte all'altra con la dignità di una grande sovrana, Karim riesce a starle accanto con una capacità sorprendente, tanto da essere scambiato per un principe.vittoria e abdul

Il libro si legge con qualche difficoltà, perché gli avvenimenti grandi e piccoli sono tanti e i personaggi, quasi tutti famosi, richiedono una certa conoscenza della storia europea dell'800, tuttavia se l'attenzione del lettore si focalizza su Vittoria e Karim, allora si potrà capire meglio.

C'è un messaggio in questo romanzo? Direi che ci sono alcune verità che rivelano la natura umana: il valore dell'amicizia tra giovani e anziani, la gelosia che si trasforma in odio, la bellezza e la difficoltà delle relazioni, la generosità e l'avidità...

Vittoria, che non mise mai piede in India, fu molto amata e pianta dagli indiani, così dice la scrittrice e aggiunge che alla sua morte, il figlio non volle più" vedere turbanti nei palazzi, né sentire odore di curry uscire dalle cucine reali", quindi distrusse tutto ciò che gli ricordava il Munshi... Era cominciata l'era edoardiana!" (pag.274).

Avigliana luglio 2018

                                                                     Rachele Gulisano

LE DUE MADRI

 

Donatella

 

Donatella Di Pietrantonio  

 

   

L'ARMINUTA   Einaudi 2017Arminuta

Romanzo interessante e relativamente breve che racconta una storia dolorosa, con una "rara intensità espressiva".

L'io narrante non ha un nome perché è sempre l'arminuta, colei che è ritornata, ma è una ragazza che vibra di sentimenti forti e, a volte, ribelli.

Il racconto è ambientato in un "paese" e in una "città" senza nomi, in una zona che ricorda la terra dell'autrice, l'Abruzzo "ruvido ed aspro che s'illumina improvvisamente col riflesso del mare".

Nella storia, breve e semplice, spiccano situazioni opposte: ricchezza e povertà, tenerezza e indifferenza, bontà e malignità, insomma il bianco e il nero che si alternano e, a volte, si fondono per creare ombre grigie.

Mi hanno colpito i nomi, tanti nomi che ricordano soprattutto le persone amate: Adalgisa, Adriana, Vincenzo, Giuseppe, ma anche Lidia e Patrizia. Per gli altri solo indicazioni generiche: "la madre del paese", "il padre", "il carabiniere", i "fratelli". Un solo cognome, quello dell’insegnante Petrilli. Si direbbe che per l'arminuta solo pochi sono degni di un nome, perché lei a 13 anni scopre d'essere sempre stata "merce di scambio", in un mondo dove l'amore c'è e non c'è, a seconda delle situazioni.

Il romanzo affronta i temi della maternità, della responsabilità, dell'educazione dei giovani, osservando la vita di due famiglie incapaci di educare i ragazzi, che crescono...come fiori nei campi... E, stranamente, le uniche figure positive sono due, una bambina ed un'insegnante: Adriana "un fiore improbabile cresciuto su un grumo di terra attaccato alla roccia" e la Petrilli che “con il volo lento delle sue mani che accompagnavano le parole" riusciva a farsi ascoltare...

                                                       Rachele Gulisano

Avigliana 20 aprile 2018

BARCELLONA

Ildefonso-Falcones 

 

ILDEFONSO FALCONES           

“Gli eredi della terra”     Longanesi 2016

 

Zafon

 

 

 

CARLOS RUIZ ZAFON            

 “Il labirinto degli spiriti”   Mondadori 2016

 

 Gli eredi della terra  Ho visitato Barcellona e conservo ricordi luminosi, quindi la descrizione della città fatta dai due scrittori, mi lascia perplessa. I romanzi hanno molto in comune e ci presentano una Barcellona che non riconosco: tenebrosa, violenta e, a volte, feroce contro chi è “diverso”: ebreo o musulmano, nobile o avventuriero, partigiano o franchista.

   Il romanzo di Falcones ci porta indietro nel tempo, a cavallo tra il 1300 e il 1400 e, benché la vicenda ruoti soprattutto attorno ad un uomo e alla sua famiglia, accanto a lui c’è un mondo spietato di affari, rivalità politiche, lotte religiose che soffoca ogni forma d’umanità.

   il labirinto degli spiritiRuiz Zafon, nel romanzo che chiude la serie del “Cimitero dei libri dimenticati”, ci trasporta invece, nel cuore del 1900, durante e dopo la dittatura di Franco. Non ci narra la storia di un uomo, ma di una famiglia di librai attorno a cui s’intrecciano avvenimenti dalle diverse tonalità. La tragica storia spagnola di un periodo ben preciso ci viene descritta col ritmo incalzante dei romanzi polizieschi, ma l’autore ha l’arte di sfumare ogni azione in un’atmosfera quasi fantastica.

   Due romanzi storici? Forse, in quanto i fatti sono reali e passati al vaglio di una critica storica e decisamente “di parte”. Ma anche romanzi d’azione in cui i potenti opprimono gli umili e i dissidenti.

   Terribile la descrizione della vita delle monache di clausura fatta da Falcones, come quella dei prigionieri politici narrata da Ruiz Zafon, perché gli autori, pur parlando di Chiesa e di giustizia, non

colgono lo spirito del Vangelo. Così l’odio contro il nemico è violento, facile la vendetta, raro il perdono e ciò non aiuta a scoprire un messaggio nelle due opere. O, forse, il messaggio vuole essere la condanna a tutte le forme di violenza che nascono dalla mancanza di libertà.

   Lo stile è, quindi, crudo come gli argomenti richiedono, analitico e i due romanzi, con le loro 800/900 pagine, risultano interessanti, ma di difficile lettura. Tuttavia sono due best-seller e chi li legge deve capire dove finisce il fatto storico e comincia la creatività degli autori.

   Spero che molti episodi non siano mai avvenuti e preferisco ricordare la Barcellona della fine del 1900, con le sue Ramblas, il Tibidabo, la Sacra Famiglia, il Barrio gotico, i musei di Mirò e di Picasso, le opere di Gaudi, il monumento a C. Colombo e il mare.

Avigliana 19 febbraio 2017

                                                                     Rachele Gulisano

CONCEPCION CAMACHO

(1927-2014)

 

Biografia della 12.ma superiora generale della Società del Sacro Cuore scritta da

M. Blanca de Sivatte

 

foto007Chi scrive una biografia deve necessariamente attingere alle fonti: lettere, scritti, documenti; deve anche descrivere l’ambiente, cogliere i sentimenti della persona e sapere essere obiettivo nel giudizio. In questo caso c’è qualcosa di più: Blanca ha conosciuto bene Concha, l’ha stimata e le ha voluto bene, quindi leggendo quanto ha scritto dobbiamo tenere conto di questo aspetto.

La figura di Concha s’impone subito a tutto tondo e rimane luminosa sino alla fine: una donna intelligente, coraggiosa e creativa che, già da bambina ha incontrato il dolore fisico e ha saputo accettarlo.

foto011I contrasti che si notano in lei nascono, forse, dalle origini, il padre era di Siviglia, madre di Santander, ma sono anche la sua ricchezza e Concha ci appare come la tipica spagnola.

La biografia è ben articolata: una presentazione, 8 capitoli ed una serie di testimonianze, con epilogo, appendici e note. Blanca de Sivatte nella narrazione procede per tappe e, seguendo i capitoli, si ha l’impressione di salire in cima ad un monte.                                                          

Incontriamo Concha in famiglia (1927-1946), giovane religiosa (1946-1962), superiora (1962-1968), superiora provinciale (1968-1970), superiora generale (1970-1982). Siamo ormai sulla vetta, poi, dal 1982 al 2014, la discesa, faticosa, ma anche avventurosa e ricca di esperienze.

Come il nord e il sud sono presenti nel suo carattere, il misticismo e l’azione creano in lei contrasti fortissimi. Concha studia, conosce ed ama S. Giovanni della Croce, ma la sua vita dinamica ed appassionata ricorda più quella di S. Teresa d’Avila.foto012

In lei possiamo notare le caratteristiche dei “profeti” che guardano avanti con l’urgenza di una missione da compiere, senza mai fermarsi: 1- l’intuito che la porta, dopo il Concilio, a realizzare dei cambiamenti, 2- il coraggio che le fa affrontare consensi e delusioni, 3- la perseveranza che non la blocca, nonostante la salute precaria.

Alcuni avvenimenti incidono fortemente nella sua vita di superiora generale: la separazione della comunità di Firenze e le difficoltà con la Curia Romana e la Congregazione dei religiosi. E benché trovi nel Card. Pironio, in P. Arrupe,s.j. e soprattutto nelle sue consigliere aiuto e conforto, la situazione di Firenze le crea una ferita profonda.

Ma tutto il periodo dal 1970 al 1982 è caratterizzato da avvenimenti tragici e dolorosi, che Blanca elenca alle pagini 83/85 con grande precisione: guerre, terrorismo, dittature, narcotraffico, violenze.

Concha soffre e teme per le sorelle dell’Uganda, dell’Argentina, dell’Uruguay, del Cile, delle Filippine, della Corea, Perù, Egitto, Nicaragua…. così lontane e in pericolo. Ma continua a sperare “nella costruzione di un mondo più umano”.

Il suo impegno riguarda tanti settori: la formazione, le riunioni e le assemblee regionali e internazionali, le comunicazioni, il lavoro sulle Costituzioni, i Capitoli del 1976 e del 1982, il trasferimento della casa madre da Via Nomentana a Via Gandiglio…senza contare le tappe di preghiera e le relazioni interpersonali. Dobbiamo ringraziare Blanca per le numerose citazioni e testimonianze che ci permettono di apprezzare la sensibilità di Concha capace di dialogare con le persone più diverse.

foto009Penso, tuttavia, che dal 1982 al 2008, la sua vita prenda un’accelerazione straordinaria e seguirla è difficile: la troviamo in tutti continenti per dare corsi di esercizi, tenere conferenze, avvicinare poveri e ricchi, accompagnare, aiutare religiose, sacerdoti e laici…. Solo in Cina non le è permesso di andare…per il resto sembra che nessuno sia capace di fermarla. Così C. Camacho completa il percorso luminoso e faticoso che Dio le ha tracciato, come una missionaria infaticabile, e quando si ferma, è all’infermeria di Rosales a Madrid che Gesù l’attende e le rimane accanto per 5 anni.

Letta l’ultima pagina ho cercato di fermarmi e riflettere: cosa mi è rimasto dentro? Soprattutto la spiritualità di quest’anima innamorata di Gesù, che ha saputo comunicare ad altri i suoi sentimenti più profondi. Poi l’amore per i poveri e l’insistenza a creare comunità fraterne ed infine la ricerca del discernimento.foto008

Questa biografia, stampata quest’anno in lingua spagnola, meriterebbe d’essere tradotta non solo in francese e inglese, ma anche in italiano perché Concha, che ha vissuto 12 anni a Roma, ha ben conosciuto la nostra Provincia, nei momenti belli e tristi, ma soprattutto è stata amata da chi l’ha incontrata ed ha avuto modo di conoscerla.

Avigliana 8/12/2016

                                                         Rachele Gulisano

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